Presi undici naziskin Giovane di Paullo la mente del gruppo

Un milanese di Paullo, ritenuto la mente del gruppo, due cremonesi e otto lodigiani: abbigliati in perfetto stile skinheads, si riunivano una volta a settimana in un locale alla periferia di Lodi per pianificare azioni di stampo razzista. Dopo 8 mesi di indagini li ha bloccati la Digos di Lodi diretta da Arcangelo Miano, insieme alle questure di Pavia e Milano con la Scientifica di Roma. Cinque hanno avuto l’obbligo di dimora, mentre per gli altri sei sono scattati gli arresti domiciliari. Sono accusati di associazione in violazione alla legge Mancino, incendio doloso, lesioni personali aggravate, danneggiamenti.
Il blitz ieri mattina all’alba, nelle loro abitazioni, con 14 perquisizioni. Sequestrati manganelli, copie riviste di estrema destra inneggianti alla rivolta, tirapugni, bandiere, anche sportive, con il simbolo nazista. Ma anche manganelli con la scritta Inter: per la polizia aderivano anche alle frange ultrà del calcio e dell’hockey su pista.
Tutto parte dall’incendio appiccato alla sede Arci di Lodi il 5 aprile. Sarebbe stato proprio questo gruppo a buttarvi all’interno una tanica di benzina in una zona ad altissima densità abitativa dove la polizia ha temuto il peggio. Da qui, partono le indagini, con pochissimi elementi per un’inchiesta in cui ha premiato la tenacia e strette analisi informatiche anche di chat e messanger utilizzati. Tra gli episodi contestati ai giovani anche i gravi fatti del 6 settembre a Grosseto con 2 Daspo (divieto ad accedere ad attività sportive). Ma anche le tensioni di piazza Castello a Lodi dello scorso 7 luglio nel corso di un banchetto pro extracomunitari, scritte con svastiche alla sede dell’Italia dei Valori sabato scorso. E, poi, pestaggi, il disturbo al comizio di Lodi di Veltroni e il 25 aprile scorso l’imbrattamento del monumento alla Resistenza a Lodi.
Il questore di Lodi, Paolo Pifarotti, ha deciso di non dare i nomi dei ragazzi coinvolti. La via scelta è stata quella del basso profilo. Non si vogliono controffensive: gli inquirenti, infatti, ritengono che questi giovani siano legati a gruppi di estremisti veneti molto più ampi e organizzati.