Il preside canta e suona il ’68 agli studenti

Le circolari numero 241 per i docenti e numero 129 per gli alunni, parlano chiaro. Era stato il preside ad aver proposto per la giornata di ieri di «offrire testimonianze di solidarietà nei confronti dei partecipanti alla manifestazione di Vicenza». Il preside? Esatto, il preside: Sergio Canazza, capo d'istituto del liceo scientifico Lanfranconi di Voltri. È lui ad aver chiesto agli studenti di svolgere assemblee di classe, nella mattinata di ieri dalle 11 alle 12 per discutere e dibattere di pace, guerra, armi e basi militari in concomitanza della manifestazione di Vicenza. Solo che le masse oceaniche in stile '68 o meglio ancora, in stile G8, non ci sono state. Dei 600 iscritti alla scuola più dei due terzi hanno preferito seguire le lezioni regolari. Gli altri invece, poco più di 200, sono andati dietro al preside impegnato in una giornata da amarcord.
Serviva mobilitazione giovanile e particolare mobilitazione non c'è stata. Così il leader della scuola è sceso in campo ancora in prima persona per trasformare «le testimonianze di solidarietà» in comizio. «Se le dice e se le canta» scherza una studentessa. E di fatto così è stato: nel cortile non è mancata neppure l'anima vocalist del nostalgico preside sessantottino che a un certo punto ha preso chitarra e microfono cantando e suonando per ricordare Gianni Morandi, John Lennon e Bob Dylan.
Gli studenti però non replicano. Andrea B. è lì per convinzione, ma è sicuro che tanti «siano scesi dalla classe per saltarsi un'ora di lezione». Anche a molti insegnanti questa iniziativa unilaterale non è piaciuta. Chiedono di rimanere anonimi per ovvie ragioni, ma parlano: «Se fosse stata una giornata dibattito poteva essere una mattinata interessante, ma non credo ci sia stato un vero dibattito» racconta uno di loro. Interventi e dibattito infatti non ci sono stati. Mentre il preside parlava «di orrore della guerra» «sconvolgente sperpero di soldi per carri armati, bombe e basi militari» «di vecchie mobilitazioni studentesche e sanguinarie repressioni della polizia». L'unica voce della platea che si è alzata è stata di Alberto, 18 anni: «Vede preside, molti non sono qui perché non hanno condiviso questa "manifestazione" imposta dall'alto». Il preside incassa, ma reagisce: «Sono un educatore e ho ritenuto necessario porre l'attenzione su questa follia umana che predilige il primato della morte sulla vita». E ancora: «Vi sembra possibile che ci siano i soldi per le armi e non per mettere le scuole pubbliche a norma?». Arriva una risposta: «Vede preside, io sono contrario alla guerra - spiega Raffaele M. - ma credo che le guerre ci siano e sempre ci saranno». Finalmente applausi. Il Don Chisciotte però allarga le braccia, ma non si arrende: «Allora le persone dotate di sensibilità e cultura dovranno contrastare questa sciagurata tendenza». Insomma, mai domo il capo d'istituto, neppure quando lo si punzecchia nel merito della manifestazione: «Tutto è stato regolare, io queste assemblee le ho proposte, ma poi hanno avuto parere favorevole in seno al consiglio d'istituto. Chi era contrario non ha partecipato».