Il preside del Parini: «La lezione è già servita»

Augusto Pozzoli

Carlo Pedretti, il dirigente scolastico del liceo classico Parini, ha accolto con soddisfazione la sentenza dei giudici del tribunale per i minorenni. Una decisione attesa e in un certo senso annunciata, arrivata dopo due ore di camera di consiglio. «Un anno in prova, con l’impegno di dedicarsi ad attività socialmente utili – dice il preside – è quel che mi aspettavo. Ed è un’occasione per ribadire il significato del comportamento tenuto dalla scuola in seguito al fattaccio dell’allagamento: il principio del recupero. Quei ragazzi hanno sbagliato, ma devono imparare ad assumere un comportamento corretto: questo l’obiettivo a cui dobbiamo attenerci».
I mesi trascorsi al Parini dopo il rientro dai 15 giorni di sospensione sono stati, in effetti, un tempo di recupero per tutti e cinque gli «allagatori». Anche da un punto di vista didattico. «La ragazza ha raggiunto dei risultati eccellenti – continua il professor Pedretti –. Gli altri hanno ottenuto la sufficienza con merito. Insomma, sono andati meglio di come andavano prima dal punto di vista del profitto scolastico. Una prova che la lezione è servita. La linea seguita dal consiglio di classe della terza E, da me pienamente condivisa, è risultata, insomma, vincente».
E coloro che, tra insegnanti e genitori e tra gli stessi studenti, chiedevano l’allontanamento degli «allagatori» dal Parini? Una richiesta che Carlo Perdetti ha respinto sin dal primo giorno, quando gli animi al Parini erano scossi dal disastro provocato con l’assurdo gesto di aprire i rubinetti dei servizi e far dilagare l’acqua per tutto l’edificio: «Innanzitutto, l’allontanamento è proibito dalla legge: abbiamo applicato, infatti, la sanzione più pesante che avevamo a disposizione. Poi come scuola dovevamo porci il problema della strategia da attuare per consentire a quei ragazzi di rendersi conto della loro responsabilità e di imparare ad assumere un comportamento da cui dovranno in futuro essere esclusi gesti come quello compiuto. Quei ragazzi, insomma, hanno incominciato già un percorso che i giudici del tribunale hanno di fatto ribadito con l’anno di prova. E se il percorso non dovesse andare a buon fine, dovranno tornare a fare i conti con la giustizia penale».
Un anno di prova, dunque, con attività socialmente utili. Il professor Pedretti già pensa come impegnare i ragazzi all’interno del Parini anche in questa prospettiva. «Potrebbero – dice - affiancare dei compagni che hanno difficoltà a studiare. Un bell’impegno che potrebbe chiudere definitivamente la vicenda». E i riflessi sulla scuola e sui neoiscritti? «Sembrerà paradossale - osserva Pedretti – ma tra i nuovi genitori la sezione più gettonata è proprio la E, premiata per il modo in cui i docenti hanno risolto una situazione così delicata».