Il presidente azzurro che vuole abolire il rosso fisso

(...) Ma sull’associazione a delinquere tanto temuta arrivò un netto proscioglimento. Insomma, anche per i magistrati, al massimo i due avevano mostrato qualche documento riservato di scarso valore allo scopo di farsi passare come super agenti segreti e raccogliere finanziamenti. Oggi uno di loro, Gaetano Saya, ci riprova. E dal suo profilo Facebook la spara ancora grossa, annunciando la creazione della «Guardia nazionale», che nascerà a fine settembre proprio a Genova. Tra i fini statutari l’allontanamento degli «immigrati in Italia dopo il 31 dicembre 1977», l’introduzione della pena di morte per «gli usurai, i profittatori e i politicanti», oltre alla caccia spietata a gay e zingari. Saya batte anche cassa e offre per 80 euro il kit del perfetto guardiano nazionale con tanto di uniforme: «camicia (color ocra) manica lunga con tasche e spalline, cravatta nera, cintura nera, scudetto tricolore con la scritta Italia, fascia da braccio con il logo del sole nero e fascia da polso con la scritta Grande Italia».
Fin qui la notizia dell’adunanza a Genova, accolta con immediata interrogazione parlamentare dal deputato Emanuele Fiano, presidente forum Sicurezza e difesa del Partito democratico. Poi, a catena, tutte le reazioni della sinistra ligure. Valerio Barbini, segretario di Sel, si rivolge al prefetto per chiedergli di impedire quella che perlomeno ammette essere una «pericolosa goliardata», una «chiara provocazione». Chi ci crede (o fa molto bene finta) è Alberto Villa, presidente Pd di Genova, che la eleva al rango di «ferita per tutta la cittadinanza», ovviamente tirando in ballo l’immancabile conferimento a Genova della «medaglia d’oro per la resistenza». Addirittura «l’atto di resa ai partigiani del generale tedesco Meinhold» ispira Stefano Ghio del Comitato Circolo Proletari Comunisti Genova. In copia carbon-partigiana è il comunicato di Ostilia Mulas, presidente Arcigay. Victor Rasetto, segretario provinciale Pd, invoca un nuovo 30 giugno e chiede appoggio al centrodestra.
La prendono sul serio a sinistra, mentre persino Forza Nuova scarica Saya e la sua iniziativa definendola «un’emerita buffonata a sfondo goliardico». La Digos, che già aveva indagato sulla Dssa, stavolta si mette quasi a ridere quando sente parlare dell’adunata della guardia nazionale a Genova: «Stiamo seguendo la cosa con la dovuta attenzione - dichiara un funzionario - ma al momento non ci risulta nulla». L’unica adunata che rischia di dover essere tenuta d’occhio è quella formata da tutte le sigle e i gruppi che si preparano alla rivolta contro Saya: «Se entro la data del 24/25 settembre, il mondo istituzionale rimarrà silente, noi ebrei faremo sentire la nostra voce facendoci promotori, nello stesso giorno e nello stesso luogo, di una manifestazione contro questa iniziativa di stampo xenofobo e razzista», annuncia il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici.
Interviene duramente anche Maruska Piredda, consigliere regionale dell’Idv, eletta nel listino blindato di Claudio Burlando. Ed eletta quindi proprio grazie ai voti di Riccardo Sindoca, socio di Saya. Quello che la sinistra che strepita non ricorda (o fa molto bene finta di non ricordare) è che Sindoca, cofondatore della Dssa con Saya, è il loro alleato. Era il capo di gabinetto di quell’Alleanza Democratica che appoggiò Burlando (e i suoi compagni da Sel al Pd, all’Idv) in una lista con i pensionati di Giacomo Bertone. Ovviamente in quel caso la medaglia d’oro alla resistenza, il generale Meinhold, i partigiani e l’intervento del prefetto potevano restare comodamente nel cassetto. L’«allarmi siam fascisti» a Burlando non era il caso di cantarlo.