Il presidente della Cei «sorpreso e addolorato» per gli «atti intimidatori» del mondo islamico nei confronti del Pontefice dopo il suo discorso di Ratisbona Ruini: «Contro il Papa minacce inqualificabili» Il cardinale: massima solidarietà a Benedet

Andrea Tornielli

da Roma

Quelli messi in atto contro Benedetto XVI in questi giorni sono «atti intimidatori e inqualificabili minacce». È nettissimo il giudizio del cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, che ieri ha aperto i lavori del consiglio permanente manifestando «sorpresa e dolore» per come il discorso pronunciato dal Papa a Ratisbona è stato strumentalizzato.
«Suscita sorpresa e dolore – ha detto Ruini – che alcune affermazioni siano state equivocate al punto da essere interpretate come un’offesa alla religione islamica e da condurre fino ad atti intimidatori e ad inqualificabili minacce - forse addirittura a fornire il pretesto per l’abominevole assassinio di Suor Leonella Sgorbati a Mogadiscio». Il Papa, ha precisato il presidente dei vescovi italiani «si proponeva di favorire “un vero dialogo delle culture e delle religioni - un dialogo di cui abbiamo un così urgente bisogno”, come è detto nella lezione stessa e come il cardinale segretario di Stato ha felicemente precisato nella sua dichiarazione di sabato scorso» fatta propria dal Pontefice nell’Angelus di domenica. «In quanto vescovi italiani – ha detto ancora Ruini – esprimiamo al Papa la nostra totale vicinanza e solidarietà e intensifichiamo la nostra preghiera per lui, per la Chiesa, per la libertà religiosa, per il dialogo e l’amicizia tra le religioni e tra i popoli». «Deploriamo invece – ha aggiunto – quelle interpretazioni, che non mancano anche nel nostro Paese, le quali attribuiscono a Benedetto XVI responsabilità che assolutamente non ha o errori che non ha commesso e tendono a colpire la sua persona e il suo ministero».
Ruini, nella prolusione, ha definito «splendida» la lezione di Ratisbona, con la quale il Papa «ha potuto non soltanto proporre ma argomentare la verità, validità e attualità del cristianesimo attraverso un grande affresco teologico, e al contempo storico e filosofico, capace di far emergere il legame essenziale tra la ragione umana e la fede nel Dio che è Logos, mostrando che questo legame non è confinato nel passato ma apre oggi grandi prospettive al nostro desiderio di conoscere e di vivere una vita piena e libera».
Nel suo intervento, il presidente della Cei ha anche ricordato che «nel corso del conflitto in Libano il Papa ha moltiplicato gli interventi per la pace e la riconciliazione, ha assunto l’iniziativa della Giornata di preghiera e di penitenza del 23 luglio e ha richiamato senza stancarsi il legame tra la pace e la conversione dei cuori, che si alimenta del nostro aprirci al gratuito e inesauribile amore di Dio. È inoltre intervenuto con esito positivo per salvare la vita di tre cristiani condannati a morte in Indonesia e per ottenere la liberazione di un sacerdote rapito a Bagdad».
Ieri a Istanbul si sono riuniti i vescovi cattolici della Turchia i quali hanno deciso di confermare la visita del Pontefice prevista dal 28 novembre al 1° dicembre, con tappe ad Ankara, Efeso e Istanbul. All’incontro ha partecipato anche monsignor Piero Marini, maestro delle cerimonie papali, che deve mettere a punto i dettagli per le celebrazioni presiedute dal Pontefice. Dopo le parole del premier turco Tayyp Erdogan, che aveva chiesto pubblicamente le «scuse del Papa», domenica il vicepremier Abdullah Gul, aveva rinnovato l’invito a Benedetto XVI da parte del governo turco affermando che non vedeva motivi per rinviare il viaggio. Il clima, nel Paese, non è comunque dei migliori: proprio ieri un avvocato di Ankara ha presentato una denuncia al ministero della Giustizia chiedendo «la condanna e l’arresto del Papa in occasione della sua prossima visita in Turchia» per avere offeso i valori della religione musulmana. «Il discorso del Papa ha offeso i valori dell’islam, il suo profeta, i musulmani ed i turchi. Secondo l’articolo 12 del nuovo codice penale, il Papa ha commesso un grave reato », ha affermato dopo avere presentato la denuncia l’avvocato Fikret Karabekmez, presidente dell' «Associazione per la Protezione del diritto e per la Ricerca giuridica».