«Presidente, ci aiuti a lasciare Palermo»

Sei anni per un omicidio. La figlia della vittima: «Gli assassini vivono vicino a noi»

da Palermo

«Carissimo presidente della Repubblica sono Giulia La Mantia, la figlia di quell’uomo ucciso a pugni davanti agli occhi di mia madre e della mia sorellina Maria Chiara che aveva 4 anni...». Comincia così la lettera al presidente Giorgio Napolitano scritta da Giulia, 14 anni, figlia di Simone La Mantia, l’uomo morto nell’ottobre 2004 per le percosse ricevute da Salvatore Mannino dopo un litigio per un banale incidente d’auto.
Il Gup alcuni giorni fa ha condannato, col rito abbreviato, a 6 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale Mannino, titolare di una agenzia di pompe funebri e ha assolto il figlio Natale. La ragazzina chiede aiuto affinché la sua famiglia (la madre, i due fratelli e la sorella) «possa lasciare Palermo perché le persone che hanno ucciso mio padre hanno l’attività vicino casa nostra». Già nei giorni scorsi la madre aveva espresso un identico desiderio. «Mio padre era la persona più buona che possa esistere, era dolce e buono. Papà è la prima parola che ho pronunciato. Io le chiedo di darci una mano a trasferirci in una città dov’eravamo stati col mio papà e dove dovevamo andare tutti insieme». «Io e i miei fratelli siamo seguiti da 4 psicologhe meravigliose che ci stanno aiutando a tirare fuori le nostre paure, perchè di paure ne abbiamo tante». «La prego - scrive ancora Giulia - ci aiuti a ritrovare la pace che abbiamo perso quel maledetto ottobre. Ci aiuti a credere ancora negli uomini, nell’amore degli uni verso gli altri, faccia il possibile perché il nostro non rimanga un sogno perché abbiamo sofferto tanto».