PRESIDENTE DI CONFIMEA 4 ROBERTO NARDELLA

Roberto Nardella è presidente della Confimea, confederazione creata nel 2007 che oggi riunisce 14 associazioni imprenditoriali di ogni settore, per un totale di 432mila imprese iscritte e 4,1 milioni di addetti. Tutte medie e piccole, «il 91% del Prodotto interno lordo italiano», tiene a precisare. Gli chiediamo: Emma Marcegaglia, che ha criticato aspramente il governo, parlava a titolo personale o in rappresentanza della Confindustria che presiede? In quella stessa organizzazione ci sono stati dei seri distinguo...
«Per me parlava a titolo personale. Ritengo impossibile che Confindustria possa dire queste cose del governo. Anche Confindustria rappresenta, come noi, gli imprenditori e per tutti la crisi non è finita, c’è da lottare e da lavorare ancora. E il governo ha fatto molto per sostenerli. Dirò di più: non abbiamo mai avuto un governo così attivo come in questi ultimi due anni. Le difficoltà ci sono, ma Confindustria non può non riconoscerlo. Per questo credo che la Marcegaglia si esprima a titolo personale. E poi...»
Ci dica...
«... non lo credo possibile anche perché contraddice Sergio Marchionne, il quale oggi conferma la fiducia nell’Italia mantenendo qui le produzioni Fiat. Credo che Emma Marcegaglia parli per se stessa anche perché solo un mese fa si diceva a favore del governo. Dev’essere successo qualcosa...».
In questi due anni che cos’ha fatto di positivo il governo per le imprese?
«Ha soprattutto lavorato per gli ammortizzatori sociali, ha cercato soluzioni per affrontare la disoccupazione che infatti da noi è inferiore rispetto agli altri Paesi».
Che cosa si aspetta ancora?
«Una spinta per le piccole e medie imprese, con interventi mirati. Il ministro Tremonti ha annunciato che ci sono a disposizione altri fondi strutturali: bisogna mettere le aziende in grado di competere sui mercati».
Altre cose fatte dal governo Berlusconi?
«Grazie al ministro Brunetta è cominciata la semplificazione burocratica in Italia. Le Pmi soffrono molto. Per ottenere agevolazioni, o per avviare nuova iniziative la burocrazia è ancora imperniata su dogmi vecchi. Bene, in questo settore è stato fatto moltissimo».
Lei ha sempre auspicato un calo delle tasse.
«È un tasto dolente per gli imprenditori. Io mi aspetto una diminuzione dell’Irap. Non voglio fare polemiche, ma le tasse le pagano solo le Pmi, le grandi imprese si giovano di molti strumenti che permettono loro di aggirare una fiscalità che i piccoli, invece, devono affrontare in tutta la sua voracità».
Si aspetta qualcosa su questo fronte?
«Sì, sento che arriverà qualcosa di forte. Il governo Berlusconi è attento alle Pmi. Dirò di più: è il primo e unico governo che mostra interessamento all’imprenditoria. Non con l’assistenzialismo del passato, ma creando le premesse perché l’imprenditore possa fare l’imprenditore. In trent’anni non si era mai visto un esecutivo che agisse così: finora la grande industria chiedeva e lo Stato dava».
Sono affermazioni piuttosto nette. Può farci qualche esempio pratico?
«Certo: sono evidenti e sotto gli occhi di tutti una diminuzione della burocrazia e un aumento dell’imprenditoria giovanile. Anche a livello sindacale si vedono risultati nuovi, con la Cisl che si sta avviando a diventare un sindacato pro-imprenditori e non di opposizione. Su tutte queste cose credo che Confindustria sia d’accordo. Per questo continuo a credere che la Marcegaglia si esprimesse a titolo personale».
In passato lei ha parlato anche di un calo della spesa pubblica.
«Sì, c’è stato, è una strada imboccata dal ministro Brunetta. Se non ci fossero tagli alla spesa, non ci sarebbero le risorse finanziarie che servono. In due anni abbiamo fatto molti passi avanti, di questa via ci trasformeremo da uno Stato assistenziale in uno Stato sociale».
Che cosa intende per Stato sociale?
«Uno Stato che deve essere più distaccato dalle richieste delle grandi imprese e concentrarsi sul sociale, pensare alle infrastrutture, alle strade, alle comunicazioni. Le imprese si aiutano anche così».
Sistema, insomma. Lei che rappresenta 432mila piccole e medie imprese...
«...entro l’anno saranno 500mila, perché stanno aderendo alla Confimea altre due-tre associazioni. Approfitto per dirle che il 10 novembre avremo a Roma una convention importante durante la quale vareremo due iniziative, “Confimea attiva”, dedicata ai servizi finanziari per le Pmi, e “Confimea Mediterraneo”, che raggrupperà le piccole e medie imprese dei Paesi che si affacciano sul bacino».
...lei che rappresenta 432mila imprese, presto 500mila, è più intimorito o più entusiasta per la lotta all’evasione avviata dal governo?
«Entusiasta. Perché le Pmi non temono verifiche per evasione fiscale».
Quindi avete tutti la coscienza a posto?
«Assolutamente sì».