Il presidente di Confindustria Genova, Marco Bisagno, punta il dito sul porto: «Senza la linea ad alta capacità ferroviaria, non c’è sviluppo» «Il Terzo valico farà decollare Genova» Appello soft degli industriali al governo per sbloccare la reali

(...) per indurre chi di dovere - governo Prodi, ministri Di Pietro, Bianchi e Pecoraro Scanio, partiti, ambientalisti e comitati più o meno (soprattutto meno) spontanei - ad assumere posizioni responsabili: come se, per il Corridoio 5, non si trattasse di allarme rosso, ma di una qualsiasi iniziativa importante che, suvvia, in fondo, non è così fondamentale. In certi momenti del collegamento audio-video pare riecheggiare lo spot del caffè, con Mago Merlino che scopre «’a patata lessa!». E invece l’alta capacità ferroviaria è tutt’altro che lessa, tant’è che svizzeri e tedeschi vorrebbero spostare il Corridoio 5 un poco più a nord, mica tanto, ma abbastanza per dirottare i treni e le correnti di traffico nel proprio territorio. Hanno capito da tempo, loro - autorità, industriali e cittadini -, che la linea è apportatrice di lauti affari, interessi ambientali (con più treni e meno tir per le strade) e migliore attrattività residenziale e turistica delle aree attraversate. Insomma: senza tanti fronzoli, Svizzera e Germania stanno scippando all’Italia il Corridoio 5 con annessi e connessi.
Meno male che ora gli industriali del Nord Italia vogliono dare e darsi una mossa. Anche il presidente di Confindustria Genova, Marco Bisagno, solitamente molto prudente nei suoi slanci, si sbilancia (si fa per dire): «Lo sviluppo del porto di Genova e dell’intera città - sibila, nello spazio mediatico angusto che gli viene concesso - dipende dal Terzo valico, logica linea di collegamento col Corridoio 5. Lo scalo del capoluogo è proiettato a raggiungere nel 2015 i 9 milioni di contenitori movimentati. Ma senza la nuova linea Genova-Milano dovremo ridimensionarci». Non dice che Genova muore, ma per uno gentile come lui non ci si può ragionevolmente attendere di più. L’unghiata non arriva neanche all’epilogo del collegamento, quando Bisagno accenna agli euro e all’importanza della comunicazione: «Se lo Stato non può finanziare le infrastrutture, bisogna trovare soluzioni concordate fra pubblico e privato. E poi - conclude - i cittadini devono essere informati». Meglio, forse, mettendoci un po’ più di peperoncino.