Il presidente Merlo richiama a San Giorgio i vecchi dirigenti

(...) Un ritorno certo impossibile da non notare, tanto che qualcuno aveva storto il naso. Un fondo di Repubblica aveva sottolineato come il primo passo della nuova gestione, con il ritorno di Carena, aveva un certo non so che di vecchia restaurazione. Tanto che il ruolo dell’ex segretario non fu mai ratificato e Carena tornò al suo incarico, peraltro delicato e importante, di responsabile dei retroporti e dei rapporti con le Fs.
Ora, in pieno periodo di ferie, il nuovo ritorno. In punta di piedi. Anzi, senza misteri apparenti. «Ha sempre lo stesso ruolo di prima - assicura Luigi Merlo - Fa parte dello staff del presidente, si occupa di logistica». Eppure prima, con lo stesso ruolo, aveva l’ufficio a Ponte dei Mille. «Ma è un cambio che ha solo un valore logistico, operativamente parlando non cambia nulla - ribadisce il presidente - Era l’unico dirigente del mio staff che non lavorava a Palazzo San Giorgio. E poi ora ci sono lavori a Satzione Marittima. Tutto lì. Carena è ora nella stessa stanza con Filippo Schiaffino».
Uno stretto collaboratore del presidente che da ora è un po’ più stretto. Nessun mistero, assicurano a Palazzo San Giorgio. Dove comunque qualche ritocco c’è già stato. Come, ad esempio, quello relativo a un altro grande «ritorno». Luigi Barone, già capo degli ispettori del demanio, è stato scelto come capo dell’ufficio sviluppo. È il coordinatore dei dirigenti, ruolo prima ricoperto da Erido Moscatelli, scelto da Giovanni Novi. Arrivi e partenze in porto. O semplici cambiamenti di «banchina», che inevitabilmente comportano anche qualche malumore tra gli altri funzionari e i dipendenti. La gestione degli ispettori del demanio da parte di Barone non era ad esempio piaciuta a Giovanni Novi, che ne aveva denunciato la scarsa intensità nei controlli anche alla magistratura. Un’accusa sostenuta da diversi ispettori interessati.
Il nuovo assetto di Palazzo San Giorgio, con Barone e Carena nuovamente ai ponti nobili, viene visto da qualche addetto ai lavori come una nuova, decisa virata verso posizioni più distanti da quelle di Novi e inevitabilmente più vicine a quelle delle gestioni precedenti.
Da palazzo di giustizia intanto sembra procedere a velocità ridotta rispetto ai primi tempi la maxi inchiesta sull’Autorità Portuale. Mentre l’affidamento delle banchine e delle varie concessioni torna a essere soprattutto una questione di carte bollate. Tra ricorsi, controricorsi, e ritorni di fiamma.