La presidente Nobel è accusata di brogli elettorali

Guai elettorali per la presidente liberiana uscente Ellen Johnson Sirleaf, prima capo di stato donna africana e fresca vincitrice del Nobel per la Pace. Tutto è partito all’indomani della denuncia di brogli presentata da nove partiti dell’ opposizione, che sabato avevano rigettato i primi dati parziali del voto che si era tenuto l’11 ottobre. Ora invece l’opposizione ci ha ripensato e ha annunciato invece che parteciperà «pienamente» al ballottaggio. Un ripensamento indotto in parte dalla certezza ormai matematica che la Sirleaf non può vincere al primo turno, in parte forse dalla coscienza che un confronto di quel tipo avrebbe potuto scatenare una pericolosa escalation della tensione in un Paese in pace da pochi anni dopo essere uscito da una brutale guerra civile che si calcola abbia lasciato a terra almeno 250.000 morti. «Prenderemo parte pienamente al secondo turno, ma non accetteremo nessun altro atto di frode», ha dichiarato -precisando di parlare a nome di tutti i nove partiti d’opposizione - Merlie Kemru, direttore della campagna di uno dei candidati, l’ex signore della guerra Prince Johnson, classificatosi terzo al primo turno dietro al principale rivale della Nobel, Winston Tubman. L’ appuntamento elettorale liberiano ha visto una massiccia partecipazione di popolo (70%) ed è stato giudicato pacifico dagli osservatori internazionali. Ma sabato, quando era stato scrutinato il 71% circa dei voti, l’opposizione ha gridato ai «brogli», dichiarando di voler boicottare il secondo turno. «Dichiariamo truccati i risultati elettorali e di conseguenza nulli e mai avvenuti», avevano annunciato i partiti d’opposizione - in una nota congiunta, in cui si denunciava «l’azione calcolata e deliberata della Nec per truccare queste elezioni a vantaggio della presidente Johnson Sirleaf e del suo Partito dell’Unità (Up)». Oggi i risultati si sono stabilizzati, con la Sirleaf al 44,6% dei voti, Tubman al 31,4% e Prince Johnson all’11,2%. E il direttore della campagna della presidente uscente, Musa Bility, ha ammesso che la candidata non avrebbe raggiunto la maggioranza assoluta. Un confronto che ha immediatamente suscitato tensione: molti abitanti della capitale Monrovia hanno subito fatto incetta di cibo e acqua nei supermercati. L’Onu teme la presenza nel Paese di mercenari liberiani e ivoriani, che hanno combattuto nella guerra civile in Costa d’Avorio e sono tornati in Liberia con le armi. Per questo, all’annuncio del boicottaggio elettorale dell’opposizione, sono state chiuse fino a nuovo ordine le frontiere.