IL PRESIDENTE PALESTINESE

Manifestazione nella notte davanti agli uffici di Sharon per tentare di bloccare la seconda fase dello sgombero

da Gerusalemme

Una manifestazione anti-Sharon per fare pressing sul governo in vista della seconda fase del ritiro dalla Striscia di Gaza, sulla quale il governo deciderà oggi. È il piano del Consiglio di Yesha (l'organo rappresentativo dei coloni), che - secondo il quotidiano israeliano Haaretz - scenderà in strada, nei pressi dell'ufficio del premier israeliano Sharon proprio in occasione del discorso del premier, che doveva tenersi nella giornata di ieri ed è invece slittato alla mezzanotte.
La polizia israeliana, che non ha ancora concesso l'autorizzazione, ha detto che la manifestazione (che dovrebbe durare un giorno) potrà tenersi solo se non sarà intralciato il traffico. I coloni affermano che manifesteranno in ogni caso, anche senza autorizzazione. Intanto, nella notte, alcuni coloni di Nevè Dekalim, a sud della striscia di Gaza, hanno rotto vetri di automobili e incendiato pneumatici.
E ieri, in un’intervista a canale 10 della tv israeliana, il presidente palestinese Abu Abbas (Abu Mazen) ha difeso la scelta del premier Sharon: «Diciamo al popolo israeliano: avete scelto la strada giusta». «Non ascoltate le voci degli estremisti che vogliono la prosecuzione dell'occupazione». «Non voglio e non accetterò nessuno scontro con l'esercito israeliano e con i coloni».
Nonostante la paura, ieri Gerusalemme ha vissuto una giornata relativamente tranquilla e tira un sospiro di sollievo dopo la tensione per il timore di scontri in occasione della ricorrenza del Tisha Be’av, il giorno di lutto e dolore ebraico per la distruzione del Tempio: alla fine si sono rivelate vane le previsioni poco ottimistiche sorte in seguito agli appelli lanciati dal Muftì di Gerusalemme e dall'ala radicale del movimento islamico israeliano (che aveva chiesto ai fedeli di intervenire per «difendere la Spianata delle Moschee» da possibili tentativi di estremisti ebrei di prendere il controllo del sito).
Per tutta la giornata migliaia di ebrei vestiti a lutto e incuranti del grande caldo si sono raccolti in preghiera nell'ampio piazzale antistante il Muro del Pianto, il sito ebraico più sacro, che si ritiene formi una parte del muro di cinta del Tempio distrutto.