Presidente Rai, pressing di Landolfi «Il governo decida in fretta e bene»

L’ex direttore: «Ingrao è il mio faro». Lo scontro con Cecchi Gori a Tmc

Laura Cesaretti

da Roma

Basta regali alla concorrenza, leggi Murdoch: per il 2010 la Rai progetta di acquisire tutti, dicasi tutti, i diritti dei mondiali di calcio del Sudafrica.
Lasciandosi anche la chance di non infliggere necessariamente tutte le partite agli abbonati, ma di rivenderle «a pacchetti» ad altre emittenti. È la strategia calcistica messa a punto dal Consiglio di amministrazione che si è riunito ieri in seduta straordinaria: «In questo modo - spiega un comunicato di Viale Mazzini - sarà possibile assicurare al grande pubblico televisivo della Rai gli eventi più importanti, e nello stesso tempo tenere conto delle compatibilità aziendali, secondo logiche imprenditoriali». Riserbo sulle cifre che una simile offerta costerà al servizio pubblico.
In attesa del mondiale 2010, la Rai resta però senza presidente, e ieri il ministro delle Comunicazioni Landolfi ha tirato per la giacca i suoi colleghi di governo, premier e ministro dell’Economia in testa, cui spetta la nomina: «Non è che spero, chiedo che si faccia presto e bene», è l’invito di Landolfi. Che avverte: «Sta passando del tempo e la Rai non si trova in una situazione facile. A Cannes (dove sono stati illustrati agli inserzionisti i nuovi palinsesti tv, ndr) si è presentata senza un management completo, e Cannes è una vetrina molto importante per quanto riguarda non solo i palinsesti ma anche per quello che significano i palinsesti in termini commerciali e in termini di investimenti pubblicitari». L’opposizione non si fa sfuggire l’occasione: «Il ministro Landolfi dice che bisogna fare presto e bene - sottolinea il ds Beppe Giulietti -. Sul bene lo sostengo. Sul presto, devo dire che è un auspicio rivolto al passato. Inoltre, non è difficile notare che in questo momento in azienda c'è uno scontento nel gruppo dirigente, e non solo, che ormai travalica la classica distinzione tra destra e sinistra per diventare unanime. Perdere tempo significherebbe sempre di più uccidere l'azienda». Mentre il verde Pecoraro Scanio parla di «gravissima inerzia del governo».
Ma anche all’interno della sinistra la Rai offre occasioni di polemica. Non solo il membro del Cda diessino Rognoni e gli esponenti diessini in Commissione di vigilanza si danno sulla voce, il primo esaltando i nuovi palinsesti («Mi sembrano fortissimi») e i secondi bocciandoli («Sono deludenti»). C’è anche Sandro Curzi, presidente facente funzioni in attesa della nomina governativa, che negli ultimi giorni è impegnato pancia a terra in una vera guerra culturale contro il progetto di una fiction ispirata al libro «Il sangue dei vinti», di Giampaolo Pansa, reo di non descrivere la Resistenza «nella sua vera essenza». Perchè Pansa racconta il lato oscuro della Resistenza, le rappresaglie e gli assassini post-Liberazione, e a Curzi non va giù che dopo le foibe dei compagni titini i bimbi vedano in tv anche dei partigiani cattivi: «Il racconto della Resistenza - tuona il presidente facente funzioni della Rai - non deve essere retorico ma tanto meno criminalizzatore», e soprattutto «non deve seguire l’itinerario di un singolo studioso» che secondo Curzi è portatore «esclusivamente del punto di vista dei “vinti” di allora, oggi al governo». Pansa gli ha già risposto ieri attraverso il Corriere della Sera: «Siamo ai soliti sistemi del vecchio Pci: quando qualcuno scriveva verità scomode e oltre la linea del partito, veniva bollato come borghese al servizio del capitalismo americano».

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