Il presidente travolto da Gomorra si rifugia a Lourdes

nostro inviato a Caserta

Dal clan dei casalesi ai miracoli della Madonna. Parabola cristiana per l’ex democristiano Sandro De Franciscis, rutelliano doc, presidente della provincia di Caserta. Travolto dagli scandali - buon ultimo quello dei lavori affidati alla ditta del boss camorrista Giuseppe Setola - l’esponente del Pd ha annunciato che lascerà presto la poltrona per il prestigioso incarico del Bureau Medical di Lourdes specializzato nella valutazione scientifica delle guarigioni soprannaturali. Un «ritiro» spirituale dopo le troppe amarezze terrene: dalle intercettazioni con il suo braccio destro Anthony Acconcia dove parlava di «coperture con la camorra di Casale» agli scandali sulle assunzioni di favore presso le società partecipate “Terra di Lavoro” e “Cms”, fino ai veleni sulle indimostrate coperture giudiziarie da parte dell’ex procuratore-parente Mariano Maffei.
I rapporti con la «General Impianti» riconducibile al capo di Gomorra hanno creato non pochi imbarazzi all’interno del Partito Democratico. Undici lavori per 400mila euro - secondo la Dia - non rappresentano spiccioli per una Sas già monitorata per irregolarità negli appalti al comune di Calvi Risorta a rischio di scioglimento per mafia. Quando la società del boss inizia a incamerare soldi pubblici con incarichi diretti sempre attraverso il conferimento di cottimi fiduciari, a guidarla c’è il fratello di Giuseppe Setola, Pasquale, finito in cella per vicende legate anche alle estorsioni denunciate dall’imprenditore Gaetano Vassallo. Pasquale resta il titolare della società fino a quando, coincidenza, proprio l’estorto decide di vuotare il sacco. A quel punto - secondo la Dia - il fratello del boss si sbriga a passare le consegne della General Impianti nelle mani di tal Massimiliano Pagano, ritagliandosi un ruolo meno visibile e apparentemente meno importante: quello di direttore tecnico.
Anche la moglie di Pasquale Setola, Giovanna Baldascino, decide di uscire dalla società e di cedere le sue quote (5 milioni di lire) a Francesco Pagano, fratello di Massimiliano. Recentemente l’Espresso ha ricordato come il padre di Massimiliano e Francesco altri non è che Cipriano Pagano, imprenditore, citato in alcune intercettazioni in carcere quale «socio in affari di Pasquale (Setola, ndr)». Cipriano sarebbe stato uno dei maggiori sponsor di De Franciscis «alle amministrative e alla primarie per la segreteria regionale del Pd», e lo stesso presidente - stando alle cronache locali - anni prima avrebbe fatto da padrino per la cresima del futuro prestanome del clan nella società in rapporti con la Provincia: Massimiliano Cipriano, appunto, cugino di Stefania Marinelli, moglie del killer Giuseppe Setola. Come se non bastasse, senza ottenere smentite, il sito web Caserta c’è ha rivelato che il presidente della Provincia è stato «compare d’anello» anche di Giacomo Zacchia, ex sindaco del Comune di Calvi Risorta defenestrato nell’imminenza del blitz della commissione d’accesso per fare luce sui 400mila euro di un appalto alla General Impianti. Nel decreto di sequestro della società si fa riferimento ai due Pagano definendoli «prestanome di Setola» e «proprio la General Impianti di Massimiliano Pagano è ragionevole ricondurla a Pasquale Setola» a cui il fratello boss Giuseppe «attribuiva fittiziamente i beni per non apparire titolare per non correre il rischio di sequestri e confische». Delle fittizie intestazioni di beni tra fratelli, parlano i pentiti Diana, Bidognetti e Vassallo.
Sandro De Franciscis s’è difeso sostenendo di «aver rispettato la disciplina normativa e regolamentare vigente in materia» e che di fronte alla certificazione antimafia, non vi era motivo di revocare gli incarichi. Il consigliere di An, Giorgio Magliocca, l’ha sbugiardato in pubblico ricordando che la Provincia s’è ben guardata dal richiedere le più approfondite e attuali «informative antimafia» (cosa diversa dai rilievi burocratici del «certificato antimafia») previste da un apposito protocollo d’intesa finalizzato a scongiurare situazioni simili a quelle di Setola. Stretto all’angolo, il presidente non s’è fatto pregare. E ai cattivi presagi di Gomorra ha preferito i miracoli di Lourdes.