Presidenti in rivolta: Matarrese non passa

L'assemblea elettiva di oggi si è conclusa con un nulla di fatto e con un rinvio strategico per rinegoziare accordi che sono stati smentiti dalla rivolta capeggiata dal presidente del Palermo Maurizio Zamparini. La minaccia di Cellino: «Non tornerà mai più in questi uffici»

Ci risiamo. Il giorno destinato alla rielezione di Antonio Matarrese in Lega calcio, a Milano, è finito con la solita rivolta dei presidenti meno famosi. A dar corpo alla rivoluzione, la posizione di un barricadero d'antan, Maurizio Zamparini, presidente del Palermo, squalificato al momento, ma pronto, dietro le quinte, a far saltare l'elezione già prevista e data per scontata dai media. Dietro la rivolta, c'è la questione di sempre: e cioè il peso politico nelle decisioni che contano dei diversi presidenti e quindi, a seguire dei rispettivi club, oltre che la distribuzione di alcune cariche, da quella di consiglieri federali fino al seggio di vice-presidente vicario della Lega. Da questo punto di vista ci sono molti appetiti con cui fare i conti e tantissime ambizioni da frenare, una su tutte quella del presidente della Lazio Claudio Lotito che ha provato prima a farsi eleggere presidente, quindi consigliere federale, infine ha reclamato per la sua società e la sua persona una poltrona influente al fianco di Antonio Matarrese. Fin qui è sempre stato respinto con perdite. Altro nodo da sciogliere il peso politico delle società. Era stato deciso, dai club di serie A, di stabilire con una formula astrusa, il voto ponderato, il diverso ruolo dei club nella gestione della Lega professionisti specie all'alba della nuova epoca, quella della gestione dei diritti televisivi collettivi. Il caso di scuola previsto si riferiva all'elezione del presidente: con una quota di 60 a favore della serie A e 40 per la serie B. Bene: tutta questa materia è stata messa in un cassetto per la rivolta di alcune società avvenuta nella notte di lunedì, nel corso di una riunione informale avvenuta in un albergo di Milano. Tutto da rifare, naturalmente. Accordi elettorali e non, intese per eleggere i vari consiglieri con qualche porta sbattuta, tipo Massimo Cellino, presidente del Cagliari che ha abbandonato i lavori dell'assemblea, sostenendo (minaccia o promessa?) di essere deciso a lascerà ogni incarico e di ritirarsi sull'aventino della sua Cagliari. Da segnalare anche che i club e lo stesso Matarrese avevano suggerito di eleggere Adriano Galliani (sostenuto in questo caso da Moratti) vice-presidente in modo da avere, al tavolo decisivo, un dirigente dell'esperienza del manager di origine Fininvest e da spendere un nome influente. Elezione rinviata, allora con una accorterzza per gli addetti ai lavori: il termine massimo entro il quale bisognerà scegliere il nuovo governo della Lega è il 6 marzo, due settimane prima della rielezione a Roma per la governance della federcalcio (scontata la rielezione di Giancarlo Abete). Prepariamoci perciò ad altre settimane di riunioni segrete e di attacchi feroci. Difficile che Matarrese venga “trombato“, possibile che ci sia bisogno di rinegoziare le cariche.