Presidenza Rai, per Petruccioli è quasi fatta

Si fa strada l’ipotesi di un vicedirettore vicino al Professore, che potrebbe essere Minoli, e un altro di area An. Scontro nella sinistra per la poltrona che si libera

Laura Cesaretti

da Roma

Potrebbe finire come si era cominciato, alcuni mesi fa: col ticket Petruccioli presidente-Meocci direttore generale. Con sollievo degli italiani, che partiranno più tranquilli per le sudate ferie con un nuovo vertice Rai già insediato e soprattutto con una vasta soddisfazione bipartisan delle forze politiche.
La Quercia di Piero Fassino, la Margherita di Francesco Rutelli e anche Rifondazione comunista assicuravano infatti ieri sera la propria disponibilità a dare disco verde alla candidatura del presidente diessino della commissione di Vigilanza. D’altronde i leader di Ds e Dl avevano già a maggio concordato ufficiosamente con la maggioranza l’assenso all’investitura di Petruccioli, che però era stata bloccata dal veto di Romano Prodi, contrario a metter mano all’organigramma di Viale Mazzini prima delle elezioni politiche, e dalle resistenze berlusconiane, preoccupato per gli equilibri interni ad un Consiglio di amministrazione Rai dove il voto del consigliere di nomina Udc, Marco Staderini, rischia di diventare determinante tra maggioranza e opposizione.
E infatti ieri a Montecitorio si spiegava che a sbloccare la situazione, inducendo il premier ad accelerare la soluzione della partita Rai, avrebbe contribuito anche un colloquio tra lo stesso Berlusconi e il presidente della Camera Pierferdinando Casini. E d’altra parte, spiegano fonti Udc, proprio da Staderini è arrivato martedì scorso un gesto «distensivo» nei confronti del premier, con il voto a maggioranza in Cda che ha dato via libera alla nomina di un nuovo direttore generale. Votazione finita cinque a tre, con Staderini dalla parte della Cdl e l’opposizione contro, e la sconfitta del consigliere anziano Sandro Curzi, facente funzioni di presidente, che aveva tentato di far passare la linea «nessun dg senza nuovo presidente», con l’obiettivo di congelare lo status quo fino a dopo l’estate. La prossima riunione del Cda è fissata per il 4 agosto, e potrebbe essere la data decisiva per chiudere la partita. Ma ieri sera circolava la voce di una possibile ulteriore accelerazione: «Bisogna fare più in fretta possibile, per evitare che parta il fuoco di sbarramento dei veti incrociati: Curzi e il partito-Rai interno alla sinistra sono già sul piede di guerra», spiegavano dalle parti dei Ds. E nella Margherita si parlava addirittura di oggi come giornata decisiva. «È questione di ore», aveva annunciato mercoledì Berlusconi. E ieri la questione Rai è finita sul tavolo del vertice di maggioranza convocato dal premier.
Il via libera di Fassino e Rutelli dunque c’è, quello di Bertinotti pure (nonostante Curzi). Resta da capire quale possa essere stavolta l’atteggiamento di Prodi, ma in serata al Botteghino circolava ottimismo. Anche perché, si faceva notare, dalla stessa Cdl (con l’assenso di Berlusconi, si assicurava) veniva ipotizzato di affiancare al cattolico Meocci, candidato dg, alcuni vice con ampie deleghe: uno scelto da Alleanza nazionale (finora contraria alla rimozione del dg in carica Cattaneo), e uno gradito al Professore. E il nome che circola è quello di Gianni Minoli, attuale direttore di Rai Educazione e in ottimi rapporti con Prodi. Ma l’operazione Rai non si esaurirebbe con la nomina di Petruccioli e Meocci: resterebbe vacante, infatti, la casella della commissione di Vigilanza. E su quel fronte ieri sera c’era un certo movimento: il posto spetta all’opposizione, e dentro l’opposizione, visto che i Ds avrebbero la presidenza Rai, alla Margherita. Il candidato più accreditato è il rutelliano Paolo Gentiloni. Ma dall’ala prodiana della Margherita si faceva notare che «secondo la prassi, a subentrare a Petruccioli che è senatore dovrebbe essere un altro senatore», mentre Gentiloni è deputato. E si avanzava il nome del filo-prodiano D’Andrea, attuale vice di Petruccioli. «Fuochi di paglia, niente di serio», assicuravano dalle parti di Rutelli. Ma qualche siluro preventivo è partito ieri sera anche da altre parti del centrosinistra, col Verde Pecoraro che annunciava: «Non accetteremo diktat sul direttore generale».