Presidenzialismo, il Pdl rassicura Bossi

Il Senatur frena sull’elezione diretta del capo dello Stato: "Impensabile
parlarne ora. Prima facciamo il federalismo". Ma gli alleati chiudono la
polemica: "Le ipotesi non sono in contraddizione". Dal Quirinale un'apertura condizionata: "Sarebbe preferibile il cancellierato". E il centrosinistra
apre al dialogo

Roma - A lui il presidenzialismo è sempre piaciuto. Così, durante la conferenza stampa di fine anno, Berlusconi l’ha buttata lì: «Auspico che il Paese sia pronto per l’elezione diretta del presidente della Repubblica perché solo così è consentita la tempestività delle decisioni». Nulla di deciso né di imminente, soltanto uno sguardo al futuro: «Non abbiamo esaminato il tema e non lo faremo il prossimo anno perché abbiamo dovuto lavorare sulle emergenze».

Ma è difficile gettare sul tavolo un nuovo tassello della riforma dello Stato senza provocare l’immediata reazione del Carroccio, più che sensibile al suo storico cavallo di battaglia. Così, il Senatùr s’è affrettato a frenare: «Ora pensiamo al federalismo, poi vediamo. Il presidenzialismo è un’idea che ha sempre avuto il presidente Berlusconi ma ora il Parlamento è straoccupato ed è impensabile parlare di questo grande progetto in questo momento». E la puntualizzazione è arrivata pure dal ministro Calderoli che ha scelto la battuta: «Presidenzialismo? Di “ismo” conosco solo il federalismo». Insomma, la Lega da sempre sospettosa che qualsiasi altro tema possa intralciare l’approvazione della riforma per la quale è nata, provoca a valanga le rassicurazioni degli alleati. In primis quelle di An, storicamente favorevole al presidenzialismo: «Anche a noi il federalismo piace ma un rafforzamento dei poteri del premier o l’elezione diretta del capo dello Stato potrebbe correggere eventuali squilibri», ha puntualizzato Ignazio La Russa. Che in merito all’agenda della maggioranza ha precisato: «Non si può fare a gara a chi arriva prima, un anno prima o dopo non cambia molto». E anche Gasparri ha ricordato che «il presidenzialismo è una bandiera del centrodestra e siamo a favore di questa forma di governo che rafforza la democrazia diretta e stabilizza il ruolo delle istituzioni». Al ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta il compito di sottolineare che presidenzialismo e federalismo non sono due sistemi antitetici: «Con una riforma in senso federalista serve un punto di garanzia più alto e già ora stiamo andando verso un bipolarismo tendente al bipartitismo». Dal Colle nessun commento ufficiale ma la posizione di Napolitano sull’argomento è chiara. La Carta non è intoccabile, visto che sono già stati modificati 38 articoli, ma dopo il fallimento delle varie bicamerali una riforma globale non è praticabile. Quanto al presidenzialismo, la preoccupazione del Colle sta nel bilanciamento dei poteri. Meglio, semmai, un cancellierato.

Nell’opposizione soltanto Pannella, innamorato del sistema anglosassone, ieri gongolava: «Da decenni in Parlamento ci sono depositati i nostri progetti e ricordo che pure Bertinotti era d’accordo a una riforma di tipo americano». Il Pd, invece, non si tira indietro a una eventuale discussione ma precisa che il punto di partenza dev’essere la cosiddetta bozza Violante: «C’è intesa sulla riduzione del numero dei parlamentari, sulla differenziazione dei ruoli di Camera e Senato e sul rafforzamento dei poteri del premier: se si riparte da un’altra proposta non arriviamo mai».