Presidi-spia, governo cancella la norma dal ddl Maroni: "Fiducia? Evitare il rischio imboscate"

Riunione di maggioranza sulla sicurezza: il governo trova l'intesa. Per iscrivere il figlio di un immigrato alla scuola dell’obbligo
non sarà necessario il permesso di soggiorno. Si va verso la fiducia: domani la decisione. Possibile spacchettamento del provvedimento in 3 votazioni

Roma - La norma sui presidi-spia contenuta nel ddl sicurezza e criticata ieri dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, sarà cancellata dal decreto sicurezza: per iscrivere il figlio di un immigrato alla scuola dell’obbligo non sarà necessario il permesso di soggiorno. Al termine della riunione di maggioranza alla quale erano presenti anche i ministri Maroni, Alfano e La Russa, il governo trova la quadra salla contestata norma dei "presidi-spia". Incertezza sulla possibilità di porre la fiducia. Il titolare del Viminale chiude: "Non ne abbiamo parlato". Favorevole, invece, il collega La Russa: "Non è esclusa, vogliamo fare in fretta". Possibile lo 'spacchettamento' del provvedimento in tre parti dando luogo dunque a tre distinte votazioni. Sarebbero circa 100 i voti a scrutinio segreto che potrebbero, senza la fiducia, essere chiesti sui 66 articoli del testo.

Nessun obbligo di denuncia "Di fiducia non abbiamo parlato, cominciamo a votare. C’è piena sintonia". Lasciando la riunione della maggioranza sulla sicurezza il leghista Roberto Cota assicura che sono stati chiariti i punti di frizione, ma non si è affrontato il tema della questione di fiducia. Due le questioni risolte al tavolo della maggioranza nella riunione richiesta dal ministro dell’Interno Roberto Maroni. In primo luogo la norma antiracket sulla quale, spiega il capogruppo della Lega a Montecitorio, si è deciso che "si torna al testo del Senato". Poi la cosiddetta norma sui 'presidi-spia' per le iscrizioni scolastiche dei minori figli di clandestini: è fatta salva l’iscrizione alla scuola dell’obbligo, non è necessario presentare il permesso di soggiorno. Lo stesso Maroni ha, infatti, valutato come "fondati" i rilievi di Fini: "Prevale per i minori il diritto a partecipare alle lezioni scolastiche".

Il nodo della fiducia "Al momento non si è parlato di porre la questione di fiducia sul provvedimento sicurezza perchè sono stato rassicurato dai colleghi della maggioranza e sono pienamente soddisfatto del chiarimento che c’è stato: c’è una piena condivisione del testo e nella maggioranza c’è unità totale". Maroni ha sottolineato che il suo unico timore è che "il testo sia approvato rapidamente". "Sono stato rassicurato dai colleghi della maggioranza - ha ribadito l'esponente del Carroccio - e sono soddisfatto del chiarimento che c’è stato. Nella maggioranza c’è piena unità". Ma il ministro dellaDifesa, Ignazio La Russa, apre: "Abbiamo la voglia di approvare velocemente e senza intoppi il ddl. Vedremo come farlo, non escludo la fiducia". "L’importante è mettere in sicurezza il ddl sicurezza", ha poi ribattuto Maroni usando un gioco di parole per sottolineare come nella maggioranza non sia ancora stato deciso se mettere la fiducia sul testo in discussione in Aula alla Camera, ma che, a suo avviso l’importante sia evitare i rischi di "imboscate" visto che il voto segreto potrebbe riservare brutte sorprese. "Valuteremo domani mattina in una riunione - aggiunge - come procedere. Io, dal punto di vista dei contenuti sono soddisfatto". Insomma, anche dopo l’esperienza della bocciatura dell’articolo sul prolungamento della permanenza dei clandestini nei Cie, nello scorso passaggio del testo alla Camera, Maroni spiega di aver chiesto rassicurazioni: "O c’è la garanzia che il testo va, sennò meglio mettere la fiducia".

Il braccio di ferro con Fini "Mi sembra esagerato dire che ha vinto la linea di Fini. Abbiamo trovato un compromesso che garantisce la possibilità ai minori di iscriversi alle scuole dell’obbligo, ma resta fermo il principio generale", ha commentato il ministro dell’Interno spiegando che il Carroccio ha "accolto la richiesta di considerare il diritto dei minori di partecipare alla scuola dell’obbligo: un’eccezione a tutela dei minori, ma il principio generale dell’obbligo del permesso di soggiorno per chiedere licenze, autorizzazioni o iscrizioni è affermato e di questo sono soddisfatto".