Preso boss della camorra

Carmine Spadafora

da San Giuseppe Vesuviano (Napoli)

Il blitz della Dia è scattato alle ore 18: circondata la villa, scavalcati i cancelli, abbattuti un paio di muri, i poliziotti della Direzione investigativa antimafia non hanno dato al «padrino» il tempo di muoversi: «Mario Fabbrocino lei è in arresto». Il vicequestore Adolfo Grauso, direttore del Centro Dia di Napoli, gli ha consegnato un’ordinanza di custodia cautelare emessa poche ore prima dai giudici della Corte di Assise di Appello di Milano.
Boss della camorra napoletana, Mario Fabbrocino, 63 anni, è stato arrestato ieri a San Giuseppe Vesuviano, a poche centinaia di metri dalla propria abitazione. Si nascondeva nella villa di un amico commerciante, sconosciuto fino a ieri agli investigatori, anch’egli arrestato, con l’accusa di favoreggiamento.
Lo scorso 13 aprile, Fabbrocino, appresa la notizia della condanna all’ergastolo per l’omicidio di Roberto Cutolo (il figlio di Raffaele, nemico storico di Fabbrocino), avvenuto il 19 dicembre 1990 a Tradate, nel Varesotto, si era dato alla latitanza volontaria.
La Dia è andata sul sicuro: convinta che il boss non si sarebbe mosso dall’area vesuviana, per continuare a dare ordini ai suoi gregari, non ha mai smesso di cercarlo. Ha «fiutato» i suoi spostamenti, non ha mai perso di vista la villa faraonica dove hanno continuato a vivere i suoi familiari. Coordinati da un investigatore esperto del calibro di Grauso, gli agenti della Direzione investigativa antimafia napoletana, completate le ultime verifiche, sono entrati in azione. Il «padrino» aveva appena terminato la pennichella pomeridiana. Era in pigiama, conversava con la moglie Vincenza e il figlio quando i poliziotti hanno fatto irruzione nell’appartamentino a lui riservato dall’amico commerciante nella villa di famiglia. Secondo gli investigatori Fabbrocino si trovava nella villa dove è stato arrestato da circa un mese. Fabbrocino è rimasto impassibile alle manette. In pigiama è stato portato via, direzione il Centro Dia di Napoli.
Con il boss dell’area Vesuviana, ritenuto uno dei 20 superlatitanti più pericolosi d’Italia, è questo il secondo arresto importante in poco tempo della Direzione investigativa napoletana, dopo quello di Luigi Guida, detto «o drink».
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