Preso in Brasile Cesare Battisti L'ex terrorista rosso era a Rio

Fuga finita per Cesare Battisti, ex terrorista rosso latitante dal 2004: è stato arrestato oggi a Rio de Janeiro mentre incontrava una donna a Copacabana. L'ex capo dei Proletari armati per il comunismo, nel 1988 era stato condannato in Italia all'ergastolo per omicidio. <strong><a href="/a.pic1?ID=164814">Torregiani: &quot;Giusto che paghi&quot;</a></strong>

Roma - Fuga finita per Cesare Battisti, l'ex terrorista rosso latitante dal 2004: è stato arrestato oggi in Brasile, dove si era rifugiato dopo la fuga dalla Francia. E' stato preso dopo essersi incontrato con una donna all' Ocean di Rio de Janeiro, con la quale si è poi dato un appuntamento in un chiosco sulla spiaggia di Copacabana, proprio di fronte al lussuoso hotel: ed è lì che è stato fermato dagli uomini della polizia brasiliana e dagli uomini dell'Antiterrorismo. Secondo quanto si apprende, sia l'ex leader dei Pac sia la donna con cui si trovava, sono stati portati negli uffici della polizia federale brasiliana.

L'ex capo dei Proletari armati per il comunismo, nel 1988 era stato condannato in Italia all'ergastolo per omicidio. Battisti aveva vissuto in Francia con il permesso di soggiorno fino al suo arresto il 10 febbraio 2004. Il 4 marzo dello stesso anno era stato scarcerato in attesa della conclusione del procedimento di estradizione. Il 21 agosto aveva fatto perdere le sue tracce. Negli ultimi anni Cesare Battisti è diventato un apprezzato scrittore di libri gialli.

Arrestato con una donna poi rilasciata Secondo l'edizione in linea di Figaro.fr, una donna, che faceva da intermediaria tra Cesare Battisti e il comitato creato in Francia per aiutarlo, è stata arrestata assieme a lui. L'ufficio della direzione centrale della polizia giudiziaria francese, incaricata di cercare le persone in fuga, citato dal giornale, aveva appreso circa un mese fa che Battisti doveva essere contattato da una persona inviata dal suo comitato di sostegno che lo aiutava soprattutto per fornigli denaro. Le polizie italiana e brasiliana sono state informate dalla polizia francese. L'intermediario, una donna di cui si conosceva solo il nome, è stata allora individuata grazie alla ricerca su schedari. Avrebbe viaggiato con il suo nome da nubile ed è stata fermata assieme a Battisti.
La donna si chiama Lucie Genevieve Oles e, nel momento in cui è stata bloccata dagli agenti, stava per consegnare all' ex terrorista 9.000 euro in contanti. La polizia brasiliana ha potuto accertare che è entrata in Brasile legalmente e, non essendo emerso nei suoi confronti alcun elemento tale da giustificare l' arresto o il fermo, è stata già rilasciata. Battisti, stando a quanto riferito da uno degli agenti che ha partecipato all' arresto, non aveva con sé documenti di identità, che è stata accertata grazie alle impronte digitali. Portato nella sede della polizia federale, ha detto il commissario Osvaldo da Cruz Ferreira, sarà prima possibile trasferito a Brasilia. L'ex latitante ha già provveduto a nominare un avvocato, Marco Mora, che lo ha già raggiunto negli uffici di Rio della Polizia federale.

L'ex esponente dei Pac si era già rifugiato in America latina dopo la sua evasione in Italia avvenuta nel 1981 e solo successivamente era approdato in Francia dove era vissuto fino alla sua sparizione nel 2004 dopo la sentenza di estradizione. Sostenuto dalla sinistra e da gruppi di intellettuali, la decisione della sua estradizione prima e la sua fuga poi avevano sollevato forti dibattiti sull'opportunità della scelta adottata dalla giustizia francese che aveva modificato la scelta fatta a suo tempo dal presidente Francois Mitterrand di tutelare i fuoriusciti. Anche recentemente intellettuali contrari all'estradizione di Battisti si stavano muovendo per appoggiare la sua causa sensibilizzando Segolene Royal e Francois Bayrou e chiedendo una revoca della sentenza di estradizione. In prima linea tra i sostenitori di una revisione delle decisioni prese c'é Bernard-Henri Levy che aveva scritto la presentazione dell'ultimo libro scritto da Battisti, "La mia fuga".

Una lunga scia di sangue e di morte Un maresciallo degli agenti di custodia di Udine; un gioielliere milanese e un macellaio mestrino iscritto all'Msi che in comune avevano soltanto l'aver sparato ad un rapinatore; un agente della Digos di Milano: sono le vittime per le quali la giustizia italiana ha condannato all'ergastolo Cesare Battisti, l'ex militante dei Proletari armati per il comunismo (Pac) arrestato oggi in Brasile dopo aver fatto perdere le sue tracce a Parigi, città dove si era rifatto una vita come affermato scrittore noir. Quattro persone che tra loro non si conoscevano, unite nel destino da un terrorismo che in quegli anni lasciava morti sulle strade ad un ritmo impressionante. Andrea Santoro fu il primo a cadere sotto i colpi dei Pac. A 52 anni viveva una vita tranquilla con la moglie e i tre figli, a Udine, dove comandava con il grado di maresciallo il carcere di via Spalato. Il 6 giugno del '78, quando lo uccisero, non era ancora passato un mese dal ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in via Caetani e l'Italia era ancora sotto choc. Lo attesero sotto il carcere e quando arrivò lo freddarono con una pistola militare. A sparare, secondo gli inquirenti furono proprio Battisti e una complice, con la quale si scambio false carezze fino al momento di colpire. I due, fu ricostruito poi, fecero perdere le loro tracce confondendosi tra i turisti: a bordo di una '2 cavalli' con tanto di gommone sul tetto, si allontanarono verso Grado. Per i Pac quello fu il battesimo del fuoco. E il '79 ne fu il triste prosieguo: a Milano e ancora nel nord est, a Mestre. Il 16 febbraio nel capoluogo lombardo fu ucciso il gioielliere Pierluigi Torregiani; a Mestre il macellaio Lino Sabbadin. Nella rivendicazione fu scritto che ''era stata posta fine" alla loro "squallida esistenza". Il gioielliere e il macellaio avevano in comune una cosa: spararono e uccisero un rapinatore. E per questo furono puniti; una vendetta insomma. Torregiani fu ammazzato poco prima delle 16, davanti alla sua gioielleria nel rione Bovisa. Gli spararono mentre usciva dal negozio assieme a suo figlio: il gioielliere fece in tempo ad estrarre la pistola e a far fuoco, ma non a salvarsi. Suo figlio, poco più che adolescente, invece si salvò. Ma fu ferito alla spina dorsale e rimase paralizzato.

Il giudice Forno: pericoloso come allora -Il sostituto procuratore generale di Torino, Pietro Forno, non nasconde la sua soddisfazione per l'arresto in Brasile dell'ex militante dei Pac Cesare Battisti, e ricorda i duri attacchi subiti all'epoca del processo in cui fu condannato. "Ritengo che non ci siano elementi che possano fare pensare che sia cambiato, in termini di pericolosità - ha spiegato il magistrato, che seguì l'inchiesta a Milano - da quando fu condannato per quegli omicidi". A chi gli ricordava come, in caso di latitanze come queste, spesso si fa riferimento a un presunto permessivismo delle autorità giudiziarie italiane, Forno ha risposto che, in relazione a Battisti, "di permessivismo si deve parlare in relazione alle autorità francesi, che, per lungo tempo, hanno considerato persone come Cesare Battisti vittime di processi senza prove e di persecuzioni poliziesche". A questo proposito, il magistrato ricorda come sia lui che l'ex collega Giuliano Turone (che con Forno seguì l'inchiesta sui Pac e ha da poco lasciato la magistratura) furono oggetto, nei primi anni '80, di ''attacchi feroci". "Uscì anche un libro, scritto dalla madre di un imputato - ricorda - che ci accusava di accanimento. Ho rispetto per una madre che aveva il figlio in carcere, ma ricordo che la prefazione era firmata da Giorgio Galli che lo definiva un 'coraggioso pamphlet di critica giudiziaria'. A quell'epoca, molti maitre a penser, che si vorrebbero lucidi e distaccati, persero la testa".