Preso l’assassino del trans massacrato

È un senza fissa dimora l’italiano che ha ucciso «Stefania» a scopo di rapina Caccia al complice, forse un serbo, noto alla vittima

È durato 48 ore quello che già era stato soprannominato il «giallo dei Parioli», destinato ad alimentare nuove inquietudini nelle calde serate romane. Gli agenti della squadra mobile della capitale hanno infatti fermato Domenico Bruscella, 35 anni, senza fissa dimora, accusato di aver ucciso - con un complice, probabilmente un serbo, che al momento è ricercato - la transessuale «Stefania» - all’anagrafe Stefano Coppi - 35 anni, massacrata all’interno del suo seminterrato di via Adelaide Ristori, nel quartiere più in di Roma, e deceduta mercoledì scorso al policlinico Umberto I, dopo lunghe ore di agonia. L’uomo fermato, originario di Asti, piccoli precedenti penali per reati contro il patrimonio, è stato individuato dagli agenti la scorsa notte, intorno alle tre, per la strada, a Piazza Fiume. L’accusa che gli è stata contestata è omicidio a scopo di rapina. Dall’appartamento di Stefania, infatti, sono spariti alcuni gioielli, carte di credito e il suo computer portatile. Fondamentali per le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Italo Ormanni e dal pubblico ministero Laura Condemi, il contributo fornito dai familiari e dagli amici della vittima per ricostruire i suoi ultimi movimenti.
A dare l’allarme, lunedì notte, era stato Giorgio «l’amico più caro», che aveva le chiavi dell’appartamento di via Ristori. Non riuscendo a mettersi in contatto al telefono con Stefania ha deciso di andare a casa sua e lì ha fatto la macabra scoperta. La vittima era riversa sul letto, il volto tumefatto, intriso di sangue, «ridotto a una maschera di Halloween». Diverse le ferite che aveva in più parti del corpo. Non è ancora chiaro con quale oggetto sia stata colpita alla testa, sarà l’autopsia ad accertarlo. Intanto, gli investigatori hanno sequestrato un frustino con un manico a forma di teschio, rinvenuto nell’abitazione, sporco di sangue.
Bruscella, nel corso dell’interrogatorio, ha ammesso le proprie responsabilità e ha raccontato una sua versione dei fatti che ora è al vaglio degli inquirenti. Il lavoro degli uomini della squadra mobile di Roma diretti dal vicequestore aggiunto Francesca Monaldi, in queste ore è frenetico. Si cerca di risalire - grazie ad alcuni riscontri sui tabulati telefonici - al complice, un uomo tra i 30 e i 40 anni, che, secondo quanto stabilito finora, era amico di Bruscella ed era il solo a conoscere il transessuale. Stefania infatti gli avrebbe aperto la porta di casa, ignara di incorrere in un grave pericolo. A detta degli stessi inquirenti, «Stefania era una bravissima persona», conosciuta e inserita nel proprio quartiere, nonostante tutti fossero a conoscenza dell’attività che esercitava. Non ci sarebbero dunque clienti facoltosi, auto blu, vip e personaggi in vista decisi a garantire un silenzio «incondizionato» sui propri comportamenti, dietro il brutale omicidio. Non ci sarebbe un movente passionale, «un insospettabile» da proteggere. Nessun mistero nell’estate romana, ma, anzi, un triste copione trito e ritrito. Che culmina con i familiari della vittima che dichiarano: «Finalmente si sta facendo giustizia, ma Stefania non ce la dà indietro nessuno». Ieri sera, invece, durante l’inaugurazione della «Gay street», nella zona pedonalizzata di via di San Giovanni in Laterano, è stato un minuto di silenzio in memoria di Stefania, a esprimere indignazione e dolore. Non è mancata una nota polemica. La famiglia della vittima vorrebbe seppellirla ad Orbetello, dove è cresciuta, ma il regolamento comunale non lo permette. Il sindaco della città Altero Matteoli, senatore di An, ha promesso che farà di tutto per renderlo possibile.