Preso il «mago della finanza» sparì con 11 milioni di euro

Aveva truffato 400 persone a cui prometteva interessi del 50% mandando a casa dei rendiconti falsi

Gianluigi Nuzzi

da Milano

A gennaio era convinto che ormai nessuno l’avrebbe più fermato. Tant’è che a Saluzzo, in provincia di Cuneo, festeggiò l’apertura del suo negozio di pietre preziose. Arredi di pregio, cortesia e «Diamanti e Diamanti» come insegna luminosa. Quale miglior biglietto da visita per un falso promotore finanziario che nel Cuneese ha truffato 400 persone in cinque anni? Del resto, si fidavano di Italo Degregori, 46 anni, il «mago della finanza», il consigliere segnalato da tutti arrestato ieri dalla Guardia di finanza.
Romano di nascita, era ormai conoscitore attento di umori e desideri di commercianti, artigiani, piccoli imprenditori che tra Paesana e Saluzzo, Cavallermaggiore e Riffredo, mandano avanti le loro attività con qualche capitale messo da parte.
Si ripete così il canovaccio di una storia replicata spesso nel nostro Paese ma evidentemente dimenticata da molti. I metodi di Degregori ricordano infatti, con le dovute proporzioni, quelli dei Canavesio, di Sgarlata & C., i signori del titolo atipico. Passando in controluce possidenze e fragilità, Degregori spillava dai 20 ai 450mila euro di investimento a famiglia. Con la promessa di operazioni non certe ma dagli interessi da favola: sino al 50 per cento. In tutto ha così raccolto senza autorizzazione Consob 20 milioni di euro. Di questi 11 sono letteralmente spariti tra investimenti sbagliati e guadagno personale. Magari drenati dalle casse della Wall Street Trader, la società che Degregori aveva aperto nel 2002 in Francia, a Cap D’Ail, subito dopo esser stato cancellato dall’Albo promotori della Consob. Una curiosità: domiciliata in avenue General De Gaulle la società non indica ovviamente come oggetto sociale la raccolta del pubblico risparmio ma addirittura il commercio all’ingrosso.
Degregori aveva davvero il pallino della Borsa. Già dal ’99 offriva illecitamente prodotti finanziari fruendo di quel portafoglio clienti che aveva consolidato negli anni con la normale attività di rappresentanza e vendita. Ma la scorsa primavera, di fronte a strane continue e consistenti operazioni bancarie l’Ufficio italiano cambi ha iniziato a insospettirsi. Tanto da mandare diverse segnalazioni al nucleo valutario centrale della Guardia di finanza. E così a maggio è partita l’indagine coordinata dal sostituto procuratore Maurizio Ascione.
Raccolto il denaro Degregori lo versava su conti personali o della finanziaria presso alcune banche. Da qui partivano i bonifici su conti accesi presso società di trading on line. A questo punto partiva la gestione patrimoniale abusiva con operazioni anche su derivati e prodotti finanziari esteri. Il guadagno veniva poi immediatamente trasferito su conti del Degregori, magari in Francia. I clienti venivano tranquillizzati con l’invio periodico di rediconti ed estratti contraffatti mentre quei pochi che chiedevano di rientrare venivano soddisfatti. Con la restituzione del denaro che arrivava direttamente da ingenui appena intercettati. Insomma, una macchina davvero diabolica.
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