Preso a Milano il killer del clochard romeno

Voleva difendere la sua baracca di cartoni e lamiere tirata su in un campo di Tor Pignattara: per «punizione» venne colpito a martellate e massacrato da un commando di almeno cinque connazionali intenzionati a fargli pagare caro l’affronto. Vittima, Costantin Mehai, romeno di 39 anni; il fratello, intervenuto per proteggerlo, finì ricoverato all’ospedale Vannini in gravi condizioni. Lunedì i carabinieri della compagnia Casilina hanno rintracciato uno dei killer che partecipò alla spedizione. Si tratta di Ovidiu Visinescu, 21 anni, clandestino, pregiudicato per reati contro il patrimonio. L’hanno raggiunto a Milano, preso mentre cercava di salire su un treno alla stazione centrale di Milano, intenzionato ad allontanarsi in tutta fretta dall’Italia e a fare perdere ogni traccia di sé. Ora è rinchiuso nel carcere di San Vittore in attesa di essere processato per omicidio, estorsione e incendio. Reati di cui dovranno rispendere anche gli altri picchiatori, tuttora ricercati.
«Da quella maledetta domenica - spiega il maggiore Oronzo Greco - non ci siamo persi d’animo. Indagando su quanto accaduto negli ultimi giorni all’interno dell’accampamento di via Teano, un appezzamento aperto e seminascosto da una folta vegetazione a ridosso della via Prenestina, siamo venuti a conoscenza di una situazione a dir poco esplosiva. Soprattutto da qualche giorno una «banda» di romeni aveva deciso di cacciare via gli occupanti con una serie di provocazioni e prepotenze. Già una volta si erano presentati con taniche di benzina alla mano pronti a dare fuoco a quei tuguri. Quando per l’ennesima volta Constantin e altri «disperati» si sono visti minacciare, hanno provato a difendersi. Ed è accaduto il peggio». Nel fuggi fuggi generale, mentre le baracche bruciano, a terra rimane proprio il 39enne, con la testa fracassata, il corpo tumefatto dai colpi. È una telefonata anonima fatta al 112 da uno degli scampati al massacro a rivelare la presenza del cadavere nella bidonville alla periferia di Roma.
Gli inquirenti prendono a verbale tutti gli «inquilini» abituali della favela: il popolo di clochard e senzatetto, soprattutto connazionali, che piano piano aiuta i militari a ricostruire l’accaduto. Gli investigatori risalgono ad alcune utenze telefoniche, rintracciano Ovidiu, seguono la «pista» che li porta nel Nord dello Stivale. Lunedì l’arresto.