Preso nel paradiso del surf il Nar ricercato da 26 anni

Gestiva un albergo e si era sposato: tradito dalle telefonate con i vecchi amici

da Roma

Latitante da un quarto di secolo. Era l’ultimo estremista nero uccel di bosco, il primo dei super ricercati dell’Antiterrorismo italiano: Pier Luigi Bragaglia, detto «PiBi», trascorsi nei Nar, s’era rifatto una vita in Brasile lasciandosi alle spalle condanne a 12 anni per banda armata e associazione sovversiva, rapina, detenzione e porto abusivo di armi. Come tutti i grandi latitanti, ha commesso però un errore dovuto alla troppa sicurezza: si è messo in contatto con vecchi «camerati» romani e, indirettamente, con i familiari. Nessuno, nemmeno lui, immaginava che il Ros dei carabinieri gli stava addosso. Serviva una conferma, ma c’era solo un nome: Paolo Luigi Rossini Lugo, di nazionalità venezuelana, titolare di un albergo nell’isola dei surfisti di Ilhabela, duecento chilometri dal San Paolo. Così si faceva chiamare la primula nera, sposato a una ragazza locale che si è detta all’oscuro dei trascorsi del marito. E così all’uscita della sua «posada» l’hanno chiamato i carabinieri, supportati dalla polizia federale brasiliana, prima di contestargli le sue vere generalità: «Sì, ok. Sono Pierluigi Bragaglia» ha risposto chinando il capo. «Bibi» s’era nascosto in Brasile sicuramente dal 1988, quando ottenne il numero di codice fiscale brasiliano. Quando lo rintraccia a Ilhabela, il Ros impiega tre giorni ad avere una conferma che il gestore dello «Chalet do Paolo» sia il fantasma dei Nar. Piazza microspie ovunque, installa telecamere nella hall, lo segue quando va in spiaggia o a cena fuori. Il riscontro definitivo, però, arriva dalle impronte digitali: quelle della patente brasiliana e quelle del casellario italiano coincidono alla perfezione. «È lui». Scatta il blitz. Bragaglia capisce che è finita, non oppone resistenza, si fa ammanettare. Ora è nel carcere di San Paolo, in attesa d’essere estradato. Dopo l’arresto di Pasquale Belsito, altro latitante nero tradito da un amico milanese, e la recente morte in Uganda di un altro celebre irreperibile d’estrema destra, come Antonio D’Inzillo, con Bragaglia si chiude il cerchio. Sui fuggitivi neri, perché quelli «rossi» sono ancora tanti.
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