Preso un piromane: è il Nerone delle auto?

Alessia Marani

Preso. Potrebbe essere lui, Alfredo V., 38 anni, precedenti per furto e rapina, ma con probabili problemi psichiatrici, il piromane che dall’inizio di giugno a oggi ha dato fuoco a un centinaio fra auto e motorini dal Tiburtino all’Appio, divenendo l’incubo notturno per migliaia di romani. Gli agenti delle volanti lo hanno arrestato giovedì sera mentre con in mano una bottiglietta di plastica da mezzo litro colma di liquido infiammabile e un foglio di giornale già imbevuto stava per dare fuoco a una Lancia Thema parcheggiata nei pressi della stazione «Cornelia» della metropolitana, a pochi passi da via Aurelia. A segnalare l’incendiario in azione un passante che intorno alle 23 ha dato l’allarme al 113. «Quando i nostri uomini sono arrivati - spiega il dottor Italo De Astis, dirigente delle volanti - quello stava già per infilarsi su un pullman pronto a dileguarsi. L’abbiamo bloccato nonostante si sia scagliato contro uno degli agenti delle tre pattuglie piombate sul posto, facendolo finire in pronto soccorso con lesioni giudicate guaribili in 3 giorni. Dalla perquisizione in casa sua, però, la sorpresa più grande». Nell’appartamento al terzo piano di una palazzina di via Palombini, a San Basilio, dove l’uomo fino a pochi anni fa viveva col padre vedovo che poi è venuto a mancare e un fratello che l’ha lasciato solo, i poliziotti rinvengono numerose bottigliette di plastica, molte ancora colme di benzina, accendini vari, insomma il kit del «piromane perfetto». Ieri mattina, a piazzale Clodio, la convalida dell’arresto per incendio doloso e resistenza a pubblico ufficiale. Anche se il pm Attilio Pisani ha disposto che Alfredo V. sia trasferito nel reparto di osservazione psichiatrica di Regina Coeli dopo che l’imputato ha dato letteralmente in escandescenze in aula sostenendo persino di essere un poliziotto. Tanto da essere allontanato e riammesso in tribunale solo per assistere alla sentenza. Il giudice ha comunque disposto una perizia psichiatrica sul 38enne, fissando una nuova udienza per il 23 luglio. Tra il 1° e il 2 luglio in poche ore, dalla mezzanotte all’alba, bruciano ben 31 auto e 28 ciclomotori al quartiere Appio Latino. Ma la «stagione dei roghi» era cominciata qualche giorno prima al Tiburtino (guarda caso dove vive Alfredo V.), mentre nella notte tra l’11 e il 12 pompieri e polizia si danno «la staffetta» nello stare dietro alla sequela di auto divorate dalle fiamme tra il Portonaccio e Corso Trieste. Il piromane sembra tenere in scacco tutti. La sua è una sfida incomprensibile. Capelli lunghi, zainetto in spalla, la descrizione di Alfredo V. pare corrispondere all’identikit fornito da alcuni testimoni: «Riteniamo che si tratti proprio di lui», dicono gli inquirenti che, intanto, proseguono nelle verifiche. A casa del folle, i vicini chiedono per lui «comprensione». Indicano la sua vecchia Fiat Panda nera abbandonata in strada, con i finestrini rotti e piena di immondizia. Anche l’appartamento è invaso dalla sporcizia, a tenere la porta chiusa un catenaccio. Sopra il bigliettino di un inquilino: «Alfre’ fai entrare l’idraulico. Lo pago io. Mi stai allagando il bagno». Tre mesi fa Alfredo aveva tentato il suicidio gettandosi dal quarto piano dello stabile. Allora i vigili del fuoco gli stesero sotto il telone. Lui si lanciò sul materasso, si rialzò e scappò via.