Preso rapinatore: In carcere c’era il suo sosia

da Pistoia

Era considerato dagli investigatori dell’intero Nord Ovest una vera e propria «primula rossa» delle rapine. Sulle tracce di Stefano Ghibaudi, detto il «Vecchio», c’erano infatti carabinieri e polizie di molte città. L’uomo, arrestato qualche giorno fa a Reggio Emilia in seguito all’ennesima rapina, è stato accusato di ben venti colpi ma è sospettato di altre ottanta messi a segno in tutto il Nord Ovest, in particolare sulla costa ligure, nel Piemonte, in Lombardia e in Emilia. E di questi tempi aveva agito quasi indisturbato perché al suo posto era stato accusato un sosia, Roberto Zenolio di Vercelli, anche lui professionista delle rapine, seppur in tono minore. Ma durante l’inchiesta sul colpo messo a segno alla banca Antonveneta di Castelsangiovanni (Piacenza) il 4 febbraio 2004 i carabinieri di Piacenza hanno appurato che quest’ultimo non c’entrava nulla, anche perché - particolare non trascurabile - era già in carcere.
Così, grazie ad altre indagini inoltre è stato possibile capire anche che Zenolio, proprio perché molto somigliante a Ghibaudi, era stato accusato di molte altre rapine avvenute fra il 2002 e il 2003 messe a segno sulla costa ligure. Rapine che invece, secondo gli investigatori, sarebbero state compiute da Ghibaudi. Zenolio (latitante, arrestato nel 2003) era comunque, per gli investigatori, un rapinatore di banche di un certo spessore, ma a quanto pare non del livello del «Vecchio», che avrebbe raggiunto la cifra record di un centinaio di colpi. Sulle sue tracce c’erano da molti mesi i carabinieri di Genova, Imperia e Milano e di Piacenza.