Preso il rapinatore che uccise il suo complice

Paola Fucilieri

La squadra mobile di Savona ha identificato e arrestato Astrit Cerhozi, l’albanese irregolare di 27 anni, originario di Tirana, che il 2 luglio scorso rapinò a mano armata il sessantenne gestore di un bar tabacchi in via Michele Saponaro, al Gratosoglio, mentre questi stava rincasando in via Sacconi, al Corvetto con il congruo incasso di vari giorni di lavoro. L’extracomunitario, durante il parapiglia che seguì l’aggressione del proprietario del bar, sparò un colpo di revolver e, per caso, uccise il proprio complice, il venticinquenne Albert Shkoza, anche lui albanese e senza permesso di soggiorno, ma nativo di Durazzo. Quando i poliziotti della questura ligure l’hanno trovato, giovedì 11 agosto, il giovane era in vacanza a Calizzano, nell’entroterra savonese, a bordo di una vettura rubata insieme con la sua fidanzata, una 23enne pure lei albanese: la coppia aveva preso in affitto un monolocale per due settimane. Parte del merito per aver individuato l’area dove si muoveva e si trovava il giovane albanese va anche alla polizia milanese. Che ha lavorato - come accade ormai in quasi tutte le indagini in cui non si hanno altri elementi concreti su cui indagare - sul telefonino del rapinatore ucciso. E, in particolare, già dalla sera stessa della rapina, analizzando la provenienza degli sms mandatigli dal complice in occasioni precedenti la rapina. Il resto lo ha fatto, come al solito, il meccanismo dei cellulari detto roaming, che permette di individuare la posizione di un telefonino anche quando è spento. A quel punto, però, le indagini sono passate quasi completamente nelle mani dei colleghi di Savona.
I due rapinatori albanesi, la sera del 2 luglio, avevano aggredito Calogero Caico, 60 anni, titolare di un bar al Gratosoglio, mentre l’uomo stava rincasando al Corvetto tenendo in mano una valigetta. Dentro c’erano circa 35mila euro in contanti, 5mila in valori bollati e altri titoli, incasso di vari giorni di lavoro. La vittima della rapina però aveva avuto una reazione che gli aggressori, vista la sua età, probabilmente non si aspettavano, opponendo resistenza. Da lì era scaturita una colluttazione. Ed è stato allora che dal revolver calibro 38 che Astrit impugnava era partito accidentalmente un colpo. Un proiettile mortale che aveva ferito alla testa il complice, morto poi durante la notte all'ospedale Fatebenefratelli.
Astrit Cherozi, nonostante l’inconveniente non proprio da poco, non si era perso d’animo. E lasciando il complice a terra era riuscito a fuggire con il congruo bottino.
Da quel momento la polizia aveva perso le sue tracce e le indagini sembravano destinate a finire nel nulla perché i poliziotti milanesi non avevano proprio nulla da cui far partire le indagini. L’unico elemento utile all’inchiesta è apparso a quel punto uno dei due telefoni cellulari del rapinatore rimasto ucciso. Un indizio che ha portato proprio a quell’obbiettivo che all’inizio sembrava irraggiungibile.