Preso per strada il maniaco che aggrediva in ascensore

(...) provocate dai graffi delle vittime, tracce di pelle o di sperma lasciate sul posto della aggressione. Ma Polizia e Carabinieri, che hanno lavorato in piena sinergia nel corso di questi 24 mesi, sono convinti che l'80 per cento dei casi sia da attribuire al cosidetto maniaco dell'ascensore. «Dopo un'enorme mole di lavoro, con l'esame di 400 mila tabulati telefonici e 500 fotografie fatte vedere alle vittime, siamo riusciti a identificare l'anonimo aggressore e a porre fine a questa vicenda. Ora ci auguriamo che ritorni un po' di tranquillità», scandisce il questore Salvatore Presenti, nel corso della conferenza stampa di ieri pomeriggio insieme al comandante del nucleo operativo dei carabinieri Salvatore Graci, al capo della squadra mobile Claudio Sanfilippo e al capo dell'equipe anti - mostro Alessandra Bucci. Gli investigatori sono risaliti al maniaco confrontando un numero considerevole di foto di ragazzi genovesi corrispondenti all'identikit del presunto bruto, oltre a esaminare 200 mila utenze telefoniche. Quindi hanno raccolto i campioni del Dna del ragazzzo e li hanno confrontati con quelli ricavati dalle tracce organiche lasciate in tre circostanze: il 14 aprile 2005 alle 13.30 in via Donaver, quando l'uomo venne ferito dalla sua vittima, mentre cercava di palpeggiarla; il 20 giugno dello stesso anno alle 17.30 in via Amarena (anche in quell'occasione il bruto è stato graffiato dalla ragazzina che aveva pedinato e aggredito in ascensore) e il 17 settembre 2005 a Borgoratti, quando il bruto andò oltre. Nel senso che non si accontentò di palpeggiare la sua vittima, ma iniziò a masturbarsi davanti a lei. Tracce di sperma dell'uomo furono, infatti, raccolte dagli inquirenti nell'androne del palazzo di via Borgoratti. Polizia e Carabinieri, quindi, hanno la certezza, attraverso le analisi del Dna, che il giovane sia responsabile di tre delle 25 aggressioni avvenute in quasi due anni.
Sull'identità del bruto gli inquirenti mantengono un fitto riserbo: «L'attività di indagine prosegue - spiega il capo della Mobile Sanfilippo, se per tre episodi abbiamo la certezza che sia lui, per tutti gli altri c'è ancora molto lavoro da fare». Si sa solo che il ragazzo è di origine italiane e ha un precedente per furto di autoradio. Per il capo della mobile l'uomo non è un violento, ma un esibizionista che «soltanto in qualche caso si è spinto un po' oltre. E solo in due occasioni aveva impugnato il coltello».
Il comandante del nucleo operativo dei carabinieri, Salvatore Graci, sottolinea la perfetta collaborazione tra l'Arma e la Polizia nel vagliare una mole di lavoro mostruosa, sotto il coordinamento del sostituto procuratore Arena. Si è saputo anche che, oltre alle utenze telefoniche e alle fotografie, gli inquirenti hanno schedato cinquemila scooter della Provincia di Genova. Infatti molte vittime avevano raccontato di aver visto il loro aggressore allontanarsi in sella a uno scooter nero. In due anni gli investigatori hanno fermato più di una decina di giovani con caratteristiche simili a quelle dell'identikit. Salvo poi lasciarli andare, dopo la prova del Dna. Che è servita, invece, per incastrare il vero maniaco. Ora l'uomo, che al momento dell'arresto, non ha detto nulla, è accusato di violenza sessuale aggravata sui minori.