Pressing di Blair su Ue e Usa «Comprate prodotti africani»

da Roma

Buone notizie sul fronte del clima. Giusto ieri a Svetlogorsk, nell’enclave russa di Kaliningrad dove Putin, Chirac e Schröder hanno festeggiato i 750 anni della fondazione della città (già Koenigsberg), il presidente francese ha fatto sapere che ci si muove per il G8 «verso un accordo», ancorché le discussioni siano state e restino difficili.
Ma è sull’Africa, altro «nocciolo duro» imposto da Tony Blair all’appuntamento di Gleneagles, che il discorso resta invece difficile. A rivelarlo, ieri, il cancelliere dello Scacchiere Gordon Brown il quale - giusto all’indomani dei grandi concerti tenuti in tante città del globo e supportati da tante presenze che hanno invocato accordi proprio dagli 8 Grandi - è pressoché impossibile «trovare una rapida soluzione». «Risolvere i problemi del Continente africano - ha continuato Brown - significa spendere decenni per poter delegare il potere alle comunità locali».
Perché allora l’insistenza di Blair nel porre la questione al centro del tavolo delle trattative? Uno spiraglio della possibile spiegazione giunge da Bruxelles, dove negli ambienti diplomatici si fa osservare come da un mese a questa parte Blair sia partito all’attacco di un budget comunitario in cui la parte del leone la fa l’agricoltura.
Non si tratta di penalizzare la Francia - si fa osservare - o di chiederle un grosso contributo in cambio della rinuncia allo sconto inglese, ma di orientare la politica della Ue sulla ricerca, destinando i fondi a questo settore. E aprendo le porte invece alle produzioni agricole africane. In sostanza, a Gleneagles, Blair proporrà che gli 8 Grandi si facciano in buona sostanza «garanti» degli equilibri politici nel Continente Nero. Azzerando per quanto possibile il debito, ma soprattutto ipotizzando che Europa, Usa e Russia aprano i loro mercati alle produzioni agricole africane, rinunciando (la Ue) agli aiuti che permettevano fin qui di mantenere competitivi i prezzi europei, condannando la produzione africana all’asfissia.
Proprio Blair del resto, in una intervista trasmessa l’altro giorno dal canale musicale Mtv (ragazzi di vari Paesi gli hanno rivolto domande) metteva in rilievo come «donare sia un dovere, ma se non insegniamo all’Africa a utilizzare e capitalizzare gli aiuti, sarà solo danaro buttato al vento. Solo una elemosina e cioè l’ultima cosa di cui l’Africa ha bisogno». Di qui, dunque, il tentativo politico di fare del G8 una sorta di guardiano della pace e un insegnante di democrazia. Col corollario, importante, di riuscire a far decollare l’agricoltura africana rinunciando al finanziamento della Pac. Che dopo aver divaricato la Ue, giunge a questo punto a sorpresa anche sul tavolo del summit mondiale.
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