Il pressing di Marini dietro la svolta dell’Unione

Dopo il film di Deaglio, ha chiesto chiarezza. Irritato Bertinotti: «Facciano pure i conti...»

da Roma

Che Franco Marini guardasse da tempo con un certo interesse a quanto stava accadendo nella Giunta delle elezioni di Palazzo Madama non è un mistero. Al punto che nei giorni in cui la polemica sul film-inchiesta di Enrico Deaglio era diventata rovente il presidente del Senato ha alzato il telefono e chiesto aggiornamenti direttamente a Domenico Nania, che della Giunta è presidente. Perché, spiegava Marini, «qui ne va dell’onorabilità del Parlamento» visto che nei brogli si ipotizza un coinvolgimento delle istituzioni. Una conversazione di cui Nania ha sommariamente messo a conoscenza i capigruppo della Giunta nella riunione di una decina di giorni fa. Ottenendo il mandato bipartisan a elaborare una proposta di verifica del voto «per tutelare l’onorabilità del Parlamento». La mozione si è, però, arenata, perché in qualità di presidente Nania chiedeva un voto unanime. Ma ha tecnicamente aperto la strada alla proposta della Cdl approvata ieri con il solo voto contrario di Roberto Manzione (Ulivo) e l’astensione di Natale Ripamonti (Verdi).
Un via libera, quello della giunta per le Elezioni del Senato, un po’ a sorpresa se ieri sera i loro colleghi di maggioranza della Giunta della Camera erano a dir poco furibondi. È chiaro, infatti, che la decisione di Palazzo Madama non può non essere vista come un precedente - se non giuridico, quantomeno di fatto - anche per Montecitorio dove da mesi in Giunta infuria la battaglia sul riconteggio delle schede. Una decisione, quella del Senato, su cui ha certamente pesato la moral suasion di Marini, che non solo con Nania - le giunte a differenza delle commissioni sono sotto la stretta giurisdizione dei presidenti delle Camere - ma anche con i capigruppo della maggioranza si è fatto ambasciatore della necessità di fare chiarezza sul voto. Colpa soprattutto dell’inchiesta di Deaglio ma pure di come molti esponenti del centrosinistra (Romano Prodi e Massimo D’Alema) l’hanno inizialmente cavalcata. Una scelta, quella del presidente del Senato, che non deve essere piacuta troppo al suo collega della Camera. «Facciano, facciano... si conti pure», si è limitato a dire ieri sera Fausto Bertinotti.