Pressing di Ronaldo sul Real «Ecco perché voglio l’Italia»

Il Fenomeno: «Punto a giocare la coppa America nel 2008 e il mondiale del 2010». Perciò ha detto no all’Arabia. Ma Calderon non vuole regalarlo a Berlusconi

Il Real Madrid mastica amaro e prova a resistere. Vuole liberarsi di Ronaldo, considerato un peso, in tutti i sensi, sulla bilancia e sul bilancio societario, sia per Capello che per l’attuale «equipo», ma non vuole regalarlo al Milan, il club che negandogli Kakà ha esposto il presidente Calderon a una figuraccia con il popolo dei tifosi. Il club madridista è all’angolo, non sa come uscire dall’impasse e nell’attesa del colloquio riservato ieri sera al procuratore del Fenomeno Fabiano Farha, si fa precedere da una dichiarazione del presidente pubblicata dal sito che recita più o meno così: «Non abbiamo nessuna intenzione di regalarlo al Milan». Cui segue la frase di Capello che tenta di tenere in vita la trattativa. «Vedo Ronaldo come un giocatore del Real, finché è qui» la battuta di don Fabio, autore della grande epurazione che sta alla base della partenza di Beckham per gli States e ora di Ronaldo per l’Italia, destinazione Milanello.
La vicenda non diverte neanche l’Inter e il suo presidente Massimo Moratti, coinvolto per un giorno intero sul fronte dell’inchiesta relativa alle plusvalenze. «Tutta la vita si prenderebbe Ronaldo» dice in un impeto di sincero rimpianto per il brasiliano che fu il suo fiore all’occhiello per molti anni. Seguito da una sincera confessione: «Dal punto di vista umano mi dispiace». Che tradisce il disappunto interista per questo ritorno di Ronaldo a Milano, ma sulla sponda calcistica opposta. «Se è tutta vera questa storia, forse non si trova più bene a Madrid e si è fatta viva la squadra che ha più necessità rispetto a noi dell’Inter» la conclusione di Moratti è mesta. Non gli piace affatto il rischio di vederselo contro nel derby di coppa Italia e di campionato.
Il Real prova a resistere, a chiedere un compenso per la cessione del numero 9 della nazionale brasiliana al Milan ma deve fare i conti con la determinazione di Ronaldo. «Chiedo di andarmene» fa sapere il giocatore al presidente e a Mjiatovic, nessun colloquio con Capello. Evidente il suo piano professionale che è una specie di avviso ai naviganti. Ronaldo vuole il Milan e il calcio italiano perché è convinto di poter centrare i prossimi obiettivi della sua carriera, «la partecipazione alla coppa America nel 2008 e il mondiale del 2010 come chiusura». Per questo ha detto no a una montagna di petro-dollari provenienti dall’Arabia Saudita. E per questo stesso motivo ha sottoscritto con il Milan un accordo economico che prevede per il primo semestre del 2007 la metà dello stipendio percepito a Madrid (2,5 milioni di euro) e la cifra completa nella stagione 2007-08. Sono queste le cifre «riconosciute» da Adriano Galliani, ieri mattina in Lega per l’assemblea e uscito allo scoperto per la prima volta in modo ufficiale. «Tutta la grande famiglia del Milan, dal presidente Berlusconi al custode di Milanello ha dato l’ok all’arrivo di Ronaldo. Il cartellino è di proprietà del Real e ci vuole il consenso del proprietario. Noi aspettiamo fino al 31 gennaio, un minuto prima delle ore 19. Se si realizza il vecchio sogno bene, altrimenti resteremo con i nostri attaccanti» è lo stato dell’arte preparato dal vice-presidente vicario del club rossonero.
Mentre Ronaldo s’avvicina al Milan, Oddo si allontana. Dall’incontro di ieri tra Lotito e Galliani viene fuori un nulla di fatto: il manager milanista non aumenta di un euro l’offerta nota (7 milioni di euro più tutto Foggia valutato 3 milioni), il presidente laziale non diminuisce di un euro la richiesta (12 milioni complessivi). Il giocatore, informato dal procuratore, comincia a preoccuparsi.