Pressing di Trichet: l’aumento dei tassi difende i più deboli

da Roma

«Il livello dei prezzi è la preoccupazione numero uno dei cittadini europei, e nel medio periodo è proprio la stabilità dei prezzi ad assicurare una crescita economica sostenuta e la creazione di posti di lavoro». Il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, difende la decisione di aumentare di un quarto di punto i tassi d’interesse in chiave anti-inflazione. E la motiva anche dal punto di vista sociale, ricordando che la stabilità dei prezzi «protegge i meno abbienti, i cittadini più svantaggiati». Afferma infine di aver ricevuto molti «commenti positivi» per la mossa decisa giovedì scorso.
Un primo riscontro alle parole del presidente della Bce potrebbe giungere stasera, durante la riunione dei ministri finanziari dall’area euro (Eurogruppo) in cui Trichet spiegherà cause ed effetti dell’aumento dei tassi. L’accusa principale dei critici è che la Bce non può rispondere con un provvedimento «interno» all’Europa -l’aumento dei tassi appunto - a una spinta inflazionistica che proviene completamente dall’«esterno», in particolare dal petrolio e dai prezzi delle materie prime alimentari.
Insomma, la Bce avrebbe dato una risposta vecchia a una crisi di tipo nuovo, senza precedenti. Le crisi energetiche precedenti (ad esempio, quella successiva alla guerra del Kippur nel ’73) nascevano da questioni politiche, non dal cattivo funzionamento dei mercati; nè originavano da un eccesso di domanda che invece stavolta continua a manifestarsi, stranamente, pur in un momento di economia in frenata.
La risposta delle banche centrali alla situazione resta, per il momento, legata alla tradizione. La Bce vuole assolutamente evitare che si manifestino i cosiddetti second round effects, effetti di ritorno, come una nuova spirale prezzi-salari. Anche la Banca nazionale svizzera ha avvertito che si troverà costretta a operare una stretta sui tassi se, in autunno, verranno concessi aumenti retributivi rilevanti per compensare la crescita dei prezzi. «Occorre evitare la rincorsa prezzi-salari, che potrebbe portare l’inflazione all’8% - concorda il nostro ministro del Welfare, Maurizio Sacconi - impoverendo ancor più i cittadini che non si possono difendere dall’aumento dei prezzi». Gli aumenti salariali, aggiunge Sacconi, devono essere legati alla produttività: e su questa strada si colloca la detassazione degli straordinari, che parte con le buste paga di questo mese. Replica il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani: la spirale ancora non c’è, «mentre i prezzi si stanno mangiando i salari e le pensioni».