«Pressione alta per il lago salato, di notte il termometro a meno 20»

Bolivia 1994. Carla attraversa da sola il Salar de Uyuni, il più vasto lago salato della Terra, 10mila metri quadrati di crosta terrestre al confine con il Cile. In sei giorni marcia per 180 chilometri, non ha alcun collegamento radio. Si muove con un carretto studiato apposta, in lega leggera, montato su tre ruote da mountain bike che trascina con due stanghe (il carico è di 130 chili). Dorme nel carretto che svuota ogni sera per ripararsi dal vento gelido, di notte il termometro scende a meno 20 (di giorno sale a +25). Il mix di sole, altitudine (il lago salato si trova a 3.700 metri di altezza), sale e vento riempie la pelle di Carla di tagli e abrasioni, nonostante le creme protettive, le labbra si coprono di herpes e gli occhi, nascosti da due paia di occhiali, soffrono di congiuntivite. La pelle, pur coperta, assorbe il sale sollevato dal vento e alla fine della traversata Carla si ritroverà con la pressione alta. «La sera sentivo il bisogno di bere un brodino caldo fatto con dado, aglio e peperoncino - racconta -. Il mio corpo richiedeva aglio. In quelle condizioni si ha viva la percezione del fisico, si impara a capirne le esigenze. Al contrario da noi, proprio perché non si è attenti ai messaggi del corpo, si mangia spesso per noia». Per seguire la rotta Carla utilizza un Gps, sistema di rilevamento satellitare. Al suo arrivo trova una folla di abitanti ansiosi di conoscerla, una donna le chiede in spagnolo: «Cosa hai fatto di tanto grave perché tuo marito ti abbia costretto ad attraversare il Salar?».