Pressioni degli alleati. E le «novità» di Prodi durano un pomeriggio

Roma - Tra una passeggiata in centro a Roma e una visita a sorpresa a Villa Adriana di Tivoli, con la moglie Flavia e l’inseparabile ministro Giulio Santagata, Romano Prodi prepara il suo discorso di re-investitura, che pronuncerà mercoledì al Senato, e continua a tenere d’occhio il pallottoliere dei voti.
È ormai convinto di avercela fatta, di essere riuscito a schivare il trappolone che gli si è improvvisamente aperto sotto i piedi, e anche i mille sospetti sui doppi giochi dei suoi alleati sono per il momento archiviati. Fassino, D’Alema, Marini hanno messo la firma e la faccia su questo suo secondo tentativo, a Napolitano è toccato benedirlo in mancanza di alternative, e dunque il Professore si è convinto che giovedì la nave ripartirà.
Sulle parole da pronunciare in aula, Prodi si sta consultando un po’ con tutti i capi della sua maggioranza, ministri e segretari di partito. Anche se per la stesura definitiva si affida all’unico di cui si fida veramente, il fedelissimo Santagata, già autore del celebre «Albero del programma», una sorta di gioco dell’oca in centinaia di caselle che doveva fornire l’icastica rappresentazione della mission del governo. Il risultato fu a dire il vero alquanto confuso, ma ormai quel governo è caduto e dell’enorme programma son sopravvissuti solo i 12 punti sottoscritti col sangue dai capi dell’Unione, nella notte di tensione di giovedì scorso. Ieri Santagata ha annunciato che nel discorso «ci sarà qualche elemento di novità». La cosa deve aver creato un certo allarme nelle file del centrosinistra, tant’è che qualche ora dopo il ministro per l’Attuazione del programma si è precipitato a rettificare: nessuna «novità», il premier si limiterà a indicare delle «sottolineature del documento programmatico».
Una cosa è certa: l’argomento «Dico» non verrà «nemmeno sfiorato da lontano», assicura un autorevole membro del governo che sta collaborando con il premier alla preparazione del testo. La questione che ha scatenato i fulmini di Ruini sul governo è data per morta e sepolta a Palazzo Chigi, con tanti saluti a gay e conviventi. Ora c’è da pensare al soccorso bianco di Follini, da tener stretto nella speranza che apra la pista a qualche altro transfuga devoto a santa madre chiesa.
Sarà un discorso, si spiega, «sobrio e succinto, ma al tempo stesso efficace, che consenta al premier di dare l’idea di una piena continuità dell’operato del governo, motivando però il “cambio di passo” della nuova fase che si apre», in omaggio alla new entry Follini. Prodi annuncerà che ora si fa sul serio, che «di qui all’estate ci giochiamo molto» e gran parte del suo intervento sarà dedicato ai temi dell’economia: non a caso in questi giorni ha avuto lunghi incontri con Padoa-Schioppa e Visco, e altri ne avrà in settimana. Toni ottimisti e sottolineatura degli «importanti risultati raggiunti», ma anche la constatazione che molto resta da fare. Sulla questione più importante, la riforma delle pensioni, si eviterà però di entrare nel merito: «Ancora si devono aprire i tavoli di trattativa con le parti sociali, non possiamo anticipare nulla prima». Quanto alla riforma elettorale, Prodi ne sta discutendo con i partiti: un accenno andrà fatto, visto che il capo dello Stato l’ha indicata come priorità, ma data la delicatezza del tema e le posizioni assai diverse dentro la maggioranza, anche qui si eviterà di entrare nel merito. «E comunque, nella testa del premier, la legge elettorale non è certo al primo posto», assicura l’esponente di governo.