Le pressioni della giunta di Vendola sulle nomine della sanità pugliese

I verbali top secret di Lea Cosentino, la manager Asl vessata dall’ex assessore Tedesco, ora senatore ex Pd

Le raccomandazioni «democratiche» nell’epopea vendoliana raccontate in un verbale della manager Asl Lea Cosentino, ripulito degli omissis e rimasti top secret fino a ieri. Il capitolo spintarelle e pressioni politiche nelle nomine della sanità pugliese prende forma il 24 febbraio 2010 quando la donna che l’ex assessore Tedesco, oggi senatore Pd, temeva come la peste per quell’ostinazione a gratificare i primari più meritevoli anziché quelli sponsorizzati dal centrosinistra, non si sottrae alle domande della pm Desiree Digeronimo impegnata nelle indagini sul sistema-Tedesco. La Cosentino sciorina un’infinità di episodi di brutta politica che coinvolgono la giunta Vendola, i suoi assessori, parlamentari e consiglieri Pd.
Si comincia con una consulenza: «Venni rimproverata da Tedesco nella primavera del 2008 per non aver mantenuto l’impegno di nominare consulente il professor Pascone, il quale mi disse fra l’altro che gli avevo fatto fare una brutta figura. Preciso che le sollecitazioni incisive di Tedesco non si risolvevano mai in minacce esplicite ma costui, con gentilezza apparente, formulava pressanti richieste e tutti noi sapevamo, soprattutto i direttori generali, sanitari, e amministrativi che non aderire alle richieste significava essere vessati attraverso i funzionari dipendenti del Tedesco (...)». E ancora. «Nell’esercizio delle mie funzioni – spiega – ho ricevuto moltissime segnalazioni e raccomandazioni da molti esponenti politici dallo schieramento di centrosinistra che mi ha nominato. Oltre a Tedesco, anche da Fiore (successore di Tedesco, attuale assessore alla Sanità, ndr), Loizzo (ex assessore ai Trasporti), Grassi (parlamentare del Pd), Minervini (assessore ai trasporti). Sicuramente le interferenze le ho subite nell’espletamento dei concorsi pubblici per la nomina dei primari».
Come per l’ospedale di Monopoli (istituto di radiologia), Molfetta (nefrologia) e San Paolo (primario pneumologo) dove Fiore insisteva su altri candidati. La Cosentino non esclude che questa sua autonomia abbia «influito su quanto mi è poi accaduto giudiziariamente» poiché a differenza di altri manager indagati «solo io sono stata sospesa e successivamente destituita». Tra le pressioni degne di verbalizzazione quella per il primario di medicina a Bari «dove subii fortissime pressioni da parte di Loizzo e Tedesco per la nomina di due medici fortemente sponsorizzati(...). A causa del gioco di potere che ormai vedeva coinvolti Loizzo e Tedesco, i quali premevano fortemente per la nomina dei loro protetti» la Cosentino decide però di fare di testa sua. E nomina un altro contendente (il professor Mongelli, ndr) «perché a mio avviso era il più competente».
A proposito di tutta una serie di pressioni e minacce di ritorsioni, all’epoca la Cosentino scrive una lettera a Vendola per fargli presente il tiro a bersaglio a cui è sottoposta da esponenti di giunta, a partire da Tedesco fino all’assessore Loizzo («che premeva per la nomina del professor De Fini, mi chiamava in continuazione, minacciò di rivolgersi in procura per denunciare Tedesco e di conseguenza me»).

Vendola la rassicura, giura che ne parlerà con Tedesco. «Ma la situazione non cambiò e continuarono tali comportamenti». Gli assessori Tedesco e Loizzo, di fronte al muro eretto dalla Cosentino, ebbero «una reazione scomposta».
L’elenco delle pressioni/raccomandazioni è infinito. Per le nomine negli ospedali Di Venere e Monopoli («L’onorevole Grassi raccomandò Capece Minutolo»).

A Molfetta (segnalazione di Minervini), al San Paolo di Bari per Michele Scelsi, fratello del noto pm anti-Laudati, «segnalato anche da Tedesco e Fiore». La manager riferisce d’aver avuto problemi per le nomine di altri primari e dirigenti nonostante le legge preveda ampia autonomia al direttore generale, in realtà «necessitano di un placet politico di gradimento dei soggetti che vengono poi nominati». Pressioni da Vendola? chiede il pm. «Non è il tipo che fa pressioni. Io però lo informavo di tutto, anche dei dissapori e delle ritorsioni operate da Tedesco». A voce. Nero su bianco. Senza successo.