«Pressioni indebite dei pm sul caso Abu Omar»

«Che immagine diamo? Di un Paese che assolve i terroristi e vuol arrestare chi dà loro la caccia?»

Stefano Zurlo

da Milano

Basta con le «pressioni indebite, qui sono in gioco gli interessi dello Stato». Nuovo round nel duello fra il ministro della Giustizia e la magistratura milanese innescato dalla vicenda Abu Omar: Roberto Castelli rispedisce al mittente la lettera inviatagli solo 24 ore prima dai Pm ambrosiani. Il Guardasigilli era stato infatti sollecitato, per l’ennesima volta, a dire un sì o un no alla richiesta di estradizione di 22 agenti della Cia avanzata dalla Procura di Milano il 10 novembre scorso. Sono passati quasi quattro mesi, ma il dossier partito da Milano è ancora sul tavolo di via Arenula. E non è ancora chiaro se l’Italia chiederà agli Usa la consegna dei 22 agenti che, secondo i Procuratori aggiunti Armando Spataro e Fernando Pomarici, il 17 febbraio 2003 sequestrarono a Milano l’ex imam della moschea di via Quaranta, Abu Omar. Abu Omar fu trasferito in gran segreto ad Aviano, da qui in Germania e quindi in Egitto, dove fu torturato. Di lui, da mesi, non si sa più nulla, nemmeno se sia vivo.
L’indagine dei magistrati milanesi, senza precedenti, rappresenta un problema in più nei rapporti fra Roma e Washington, che già hanno avuto momenti di attrito dopo la morte a Bagdad dell’agente del Sismi Nicola Calipari. Nei giorni scorsi, il ministro aveva preso tempo: «È una questione delicata, sto ragionando sul mandato d’arresto europeo».
In realtà a complicare una situazione già difficile ci sono anche i rapporti tesi fra il ministro e un’ala della magistratura milanese ritenuta militante. «Il ministro - aveva aggiunto Castelli in una delle sue esternazioni - sta solo cercando di capire se nelle indagini è stata usata la stessa solerzia per i cacciatori di terroristi e i terroristi, come dovrebbe fare una giustizia giusta. Io, in questo momento, vado con i piedi di piombo, soprattutto per la presenza di certi Pm che sono soliti guardare la realtà usando lenti ideologiche rosse». Dove il rosso sarebbe il colore della toga di Spataro. Spataro, leader della corrente dei Movimenti, ha compiuto un’indagine da manuale sull’operazione coperta della Cia, mentre, secondo il Guardasigilli, in altre circostanze - vedi per esempio il caso del marocchino Mohammed Daki - la magistratura ambrosiana è stata di manica molto larga. E di fatto ha rimesso in libertà pericolosi terroristi.
Ora la storia di Abu Omar ha una nuova accelerazione. Mercoledì il Procuratore Manlio Minale e il Procuratore generale Mario Blandini scrivono a Castelli invitandolo a prendere una decisione definitiva. E Castelli s’inalbera: «Voglio ricordare che il magistrato è soggetto alla legge e la legge dà al ministro della Giustizia la facoltà di decidere tenendo conto degli intereessi dello Stato. Le loro pressioni sono assolutamente indebite. Come loro sono pronti a difendere le loro prerogative e la loro indipendenza, anche il ministro deve difendere le sue. Quindi, per favore, rispettino le decisioni che il governo prenderà». Castelli non si scompone nemmeno quando gli fanno notare che i magistrati gli mettono fretta perché i tempi dell’indagine sarebbero stretti: «La legge non ne fissa, quindi saranno quelli che ci vorranno».
In tempo reale arriva la controreplica di Spataro: «Castelli decida in qualsiasi modo, ma decida assumendosi la relativa responsabilità politica e consentendo così alla Procura di Milano ogni conseguente iniziativa anche presso sedi internazionali, ove i suoi ritardi sono stati aspramente criticati». Non basta: «Sono passati quasi quattro mesi dall’avvio della richiesta - aggiungono Spataro e Pomarici - e dunque il silenzio del governo rischia di compromettere la ragionevole durata del processo. Nessuna ragione di Stato può consentire di eludere il dettato della legge e il principio della leale collaborazione fra istituzioni».
Controcontroreplica di Castelli: «Che immagine diamo? Di un Paese che lascia liberi i terroristi, costantemente assolti, e si occupa solo di arrestare i cacciatori di terroristi? Questo magari ad alcuni Pm non interessa, ma al ministro sì. E poi Spataro non è abilitato a parlare con me».