Le pressioni da Roma: niente blitz per liberarli

Esponenti tribali e della sicurezza yemenita hanno detto, sotto anonimato, che il governo italiano ha chiesto a quello di Sanaa di astenersi dall'uso della forza per tentare la liberazione di cinque ostaggi italiani. Le stesse fonti hanno confermato che nella regione dove è avvenuto il sequestro sono stati inviati ufficiali e funzionari governativi yemeniti di alto grado per portare avanti le trattattive. La tribù che ha in mano i cinque italiani continua a pretendere, per la loro liberazione, che vengano scarcerati otto criminali comuni provenienti dallo stesso territorio. Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Gianfranco Fini segue attraverso l'unità di crisi della Farnesina e la nostra ambasciata a Sanaa la vicenda dei cinque connazionali. Come si legge in una nota della Farnesina, in seguito al colloquio avuto ieri mattina con Fini, l'ambasciatore a Sanaa, Mario Boffo, è intervenuto ripetutamente presso le autorità yemenite per sollecitare una positiva e rapida soluzione del rapimento. In particolare, Boffo ha anche incontrato il ministro degli Interni dello Yemen, dal quale ha ottenuto l'assicurazione del massimo impegno del governo yemenita per una pronta liberazione degli ostaggi senza comprometterne in alcun modo l'incolumità.