«Pressioni sui giudici Vogliono fermare il nostro referendum»

L’allarme dei promotori Il Colle: fiducia nella Consulta

da Roma

Pressioni sulla Consulta? Manovre per sabotare il referendum? Forse, chissà, chi può dirlo. Al Quirinale però non risultano. «Non ci sono elementi per valutare quale fondamento abbiano tali notizie», scrive Giorgio Napolitano, e poi «non possono configurarsi come pressioni le semplici opinioni». E se anche fosse, spiega il capo dello Stato, non ci sarebbe comunque da preoccuparsi: «Ho piena fiducia nella indiscussa competenza e nell’assoluta autonomia di giudizio dei componenti della Corte Costituzionale». In conclusione, come ci insegna mezzo secolo di storia della Corte, ci sono «tutte le condizioni e le garanzie per un giudizio sereno».
Dunque, dopo le polemiche degli ultimi tempi, ecco scendere in campo pure il Colle. Napolitano risponde a una lettera che gli ha spedito qualche giorno fa Giovanni Guzzetta, presidente del comitato promotore. Preoccupato per «il clima che rischia di creare un’oggettiva turbativa della serenità», Guzzetta chiede al capo dello Stato di farsi garante della situazione «con un monito» e di impedire «qualunque tentativo di ingerenza» sui giudici, chiamati a gennaio a pronunciarsi sull’ammissibilità del quesito sulla riforma del sistema elettorale. Dubbi e sospetti che nei mesi scorsi portarono addirittura il giudice Romano Vaccarella a rassegnare le dimissioni.
Napolitano cerca ora di calmare le acque. «Io sono convinto - si legge nella nota diffusa dal Quirinale - che sussistano tutte le condizioni, oltre che le garanzie, per un sereno giudizio della Corte Costituzionale sui referendum promossi dal suo comitato. E auspico un’ampia condivisione di tale convincimento, anche per conseguire un clima di serenità nel Paese». Quanto alla Consulta, il presidente offre la sua «fiducia piena» su «autonomia e capacità di giudizio» dei membri della Alta Corte, garantite «dalle modalità della nomina» e «dal concreto esercizio delle proprie funzioni da oltre mezzo secolo».
Questi, insiste, i fatti certi. Per il resto evitiamo di rincorrere fantasmi, scambiando «opinioni per pressioni», e di fare fantapolitica. In ogni caso il Colle non rema contro. «Non spetta al presidente della Repubblica - scrive ancora - entrare nel merito dei contenuti e delle conseguenze politiche dell’iniziativa referendaria. Mi limito al riguardo a ricordare che l’esigenza di una riforma della vigente legge elettorale di Camera e Senato è stata da me posta ripetutamente all’attenzione delle forze politiche, facendomi interprete di orientamenti largamente diffusi. In particolare nella dichiarazione del 24 febbraio, a conclusione delle consultazioni che hanno portato al rinvio alle Camere del governo Prodi». Napolitano chiude ricordando come, quando si dimise Vaccarella, richiamò «la necessità dell’assoluto rispetto della funzione di garanzia della Corte».
Soddisfatto Guzzetta: «Sono grato al presidente, sono certo che il suo messaggio contribuirà in modo determinante a ripristinare quel clima di serenità nel Paese, in vista del giudizio di ammissibilità dei referendum, che la Consulta dovrà esprimere nelle prossime settimane». Soddisfatti anche quasi tutti i partiti. Ignazio La Russa però è ancora preoccupato. «Le ultime vicende ci hanno abituato a diverse forzature. A pensar male si fa peccato ma forse si evitano pressioni». E Mario Baccini ritiene che la legge debba cambiare in Parlamento: «Il referendum è la sconfitta della politica».