«Pressioni» per il terreno dal doppio valore

Le stesse quote della stessa società comprate da Amiu rispettivamente a 96mila euro e 800mila euro. Il caso della Cerjac, proprietaria del terreno su cui si sarebbe dovuto costruire l’inceneritore di Scarpino, denunciato ieri da «Il Giornale» e dal «Corriere Mercantile» si aggrava. Il sindaco di Ceranesi, proprietario del 51 per cento delle quote, denuncia «pressioni» per non fare ricorsi. Per non invalidare quella cessione fatta ad Amiu (per 96mila euro a fronte degli 800mila pagati alla società privata Jacorossi per una quantità analoga di quote) dal commissario prefettizio durante i due mesi precedenti alle nuove elezioni.
Cosa intende il sindaco Omar Calorio per «pressioni»? «Sentirmi dire di pensare ai miei interessi invece che a quelli del Comune, io le chiamo pressioni», replica pacato il primo cittadino, che ha già rifiutato l’assegno e messo in moto la macchina per annullare gli effetti dell’accordo tra Amiu e commissario prefettizio. Pressioni sì, a dir poco. Ma da chi? «Non è questa la sede per dirlo, il polverone è già abbastanza alto così», ribatte il sindaco. Che però non si sottrae a un chiarimento. Ad esempio alla ricostruzione della vicenda. «È semplice, il Comune e la Jacorossi, nel ’92, avevano formato quella società per comprare il terreno sul quale sarebbe sorto l’inceneritore - spiega Calorio, appena rieletto a maggio dopo la breve pausa del commissario -. Ora il progetto era stato accantonato e senza l’inceneritore la società non aveva più ragion d’essere. Tanto che pensavamo di liquidarla e di recuperare il terreno». Amiu era entrata in società acquistando un 15 per cento di quote. Ma, assicura il sindaco di Ceranesi, «nel mio mandato, nei miei tre anni precedenti, mai l’amiu ha partecipato alla vita della società. Due mesi senza di me in Comune e improvvisamente amiu ha trattato e chiuso l’acquisto del 31 per cento delle nostre quote con il commissario».
Una situazione paradossale che comunque il Comune ha già provveduto a impugnare. «L’assegno da 96mila euro l’abbiamo già restituito - assicura il sindaco -. Ma soprattutto il 21 giugno, durante l’assemblea della società Cerjac per l’approvazione del bilancio 2006, abbiamo chiesto ad Amiu di mostrarci le loro quote di maggioranza. Non sono stati in grado di mostrarlo. Il 51 per cento era ancora nostro perché il commissario non aveva ratificato il passaggio di quelle quote».
La battaglia è però solo agli inizi. Amiu ha infatti già impugnato al Tar la delibera del Comune che respinge l’assegno e la vendita. E secondo Calorio impugnerà «all’autorità giudiziaria anche il verbale di quella riunione del 21 giugno». Troppo interessamento per un terreno che non serve più. «Infatti, temo che sotto ci sia qualcosa - conclude il sindaco di Ceranesi -. Magari il progetto dell’inceneritore a Fossa Luea di Scarpino è tutt’altro che archiviato. Ma la questione non era nel programma elettorale di Ceranesi. Quindi non intendo neppure affrontarla. I cittadini non hanno dato un mandato a nessun eletto né in senso positivo né in senso negativo. Come minimo servirebbe prima un referendum cittadino».
E a dar manforte al sindaco contro l’ipotesi di un «ritorno di fiamma» per l’inceneritore a Scarpino ci sono i Verdi. «Vogliamo assicurare gli abitanti di Sestri Ponente, di Ceranesi e tutti i Comuni limitrofi, i comitati spontanei come quello di Cesare Tirasso che da anni lottano contro l'ipotesi dell'inceneritore, che i Verdi si batteranno in ogni sede affinché sia cancellato dal vocabolario politichese ligure la parola inceneritore : sulla questione dei rifiuti - puntualizzano Cristina Morelli, presidente della Federazione nonché capogruppo regionale del partito e Angelo Spanò, capogruppo in Privincia - proponiamo una vera alternativa all'incenerimento con l'obiettivo di arrivare ad un incremento della raccolta differenziata in maniera spinta senza il ricorso al termovalorizzatore».