Pressioni di Visco, ora indagano i militari

È dal 17 luglio scorso, quindi da oltre dieci mesi, che l’Avvocato generale Manuela Romei Pasetti tiene sulla scrivania il verbale del comandante generale della Guardia di finanza Roberto Speciale. Verbale pubblicato ieri integralmente su queste colonne e nel quale il numero uno delle Fiamme gialle punta l’indice contro il viceministro, Vincenzo Visco. Lo accusa di ingerenze, pressioni e minacce.
Azioni che il viceministro avrebbe portato avanti nell’estate scorsa pur di ottenere i seguenti obbiettivi: azzerare l’intera gerarchia della Gdf della Lombardia, rimuovendo quattro alti ufficiali; imporre a Speciale il raccordo con due generali subalterni per le scelte decisive, pregiudicando quindi l’autonomia e le prerogative del comandante generale; e, infine, fargli concordare con gli stessi due alti ufficiali, previo consenso politico, documenti interni della Guardia di finanza come la risposta scritta da mandare al procuratore capo di Milano Manlio Minale che, allarmato, chiedeva lumi sui trasferimenti stessi.
I fatti indicati da Speciale astrattamente possono ricondurre a ipotesi di reato a carico di Visco, a cominciare da possibile abuso d’ufficio. In caso contrario, occorrerebbe verificare se il generale Speciale abbia detto il vero e se abbia calunniato il viceministro. Per questo, in casi analoghi, i magistrati arrivano a procedere con il cosiddetto doppio binario, ovvero indagando sia per abuso d’ufficio sia per calunnia. Invece, l’avvocato generale Manuela Romei Pasetti, che ha aperto un fascicolo quando a Milano erroneamente si pensava che i quattro ufficiali si fossero macchiati di irregolarità disciplinari, non ha finora ritenuto doveroso trasmettere il verbale di Speciale alla procura ordinaria. Fino a dicembre ha svolto numerose indagini sentendo diversi generali della Gdf. Come i generali di Corpo d’armata Italo Pappa, all’epoca comandante in seconda, e Sergio Favaro, capo dei reparti d’istruzione. I due avrebbero concordato con Visco gli avvicendamenti, sottoponendoli poi a Speciale. Romei Pasetti ha sentito anche l’allora capo di Stato maggiore, il divisionario Emilio Spaziante, oltre, ovviamente, allo stesso numero uno della Gdf. Il fascicolo è ancora aperto: «È talmente delicato - risponde Romei Pasetti, scegliendo il paradosso - che nemmeno so di averlo. Comunque credo di concludere gli accertamenti disciplinari a breve». Con un’ovvia archiviazione per i quattro ufficiali che nulla avevano commesso. In quella occasione la Romei Pasetti potrebbe decidere però di trasmettere gli atti alle procure, ordinaria e militare, per gli approfondimenti, per capire se Speciale dice il vero. Per capire se Visco abbia o no violato con le sue pressioni e le presunte minacce, messe nero su bianco dal comandante generale, leggi e disposizioni.
Il più deciso e dinamico in questa complessa vicenda è comunque il comandante Speciale. Mentre nessuna procura ordinaria sembra che al momento abbia aperto un’inchiesta lui ha investito la procura militare di Roma. Fatto sicuramente abbastanza raro per un comandante generale, ma la notizia si è appresa solo ora e Speciale ha infatti presentato formale denuncia al procuratore capo Antonino Intelisano. Un documento con allegati custodito nella cassaforte della procura.
Speciale chiede che si faccia luce sugli atteggiamenti tenuti proprio da Italo Pappa e da Favaro, i due generali che proprio Speciale indica nella propria ricostruzione come gli interlocutori di Visco all’interno del Corpo quando si consumò il gravissimo scontro istituzionale per gli avvicendamenti. Il fascicolo è ora in mano al procuratore capo Intelisano. Al Giornale cortesemente conferma solo che sulla vicenda è pendente un procedimento nato da una denuncia. Sentendo gli inquirenti si capisce che la procura ha già interrogato alcuni testimoni, a iniziare da ufficiali del primo reparto, e attende ora di completare la raccolta della documentazione, acquisita sia al Comando generale, sia in Tribunale a Milano. Dopodiché, ovvero già nelle prossime settimane, Intelisano dovrebbe valutare se procedere o no all’iscrizione di qualche ufficiale nel registro degli indagati.
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