La Prestigiacomo: "Ponti, strade, centrali. Pecoraro ha bloccato l’Italia"

Il ministro dell’Ambiente: "Con Prodi
Paese immobile. Ho trovato 200 pratiche
arretrate, le smaltirò entro l’anno. Il governo precedente
annunciava
lavori cui poi non
dava il via libera"

da Roma

Ministro, il Consiglio dei ministri ha approvato un provvedimento che, nella sostanza, sequestra le discariche abusive. È una tessera del mosaico di interventi contro i rifiuti in Campania?
«In effetti, il governo risponde - spiega Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente - a una richiesta venuta dal territorio. Il meccanismo approvato prevede che, se c’è il sospetto che un terreno sia contaminato, la Provincia può effettuare gli accertamenti per verificare l’eventuale inquinamento, anche se il proprietario è ignoto. Successivamente sarà lo Stato, se il proprietario non si presenta, ad intervenire, ad occupare il terreno e ad effettuare la bonifica. E spesso quando i proprietari non sono noti o non si fanno vivi, si tratta di terreni in mano alla malavita organizzata».
Insomma, bonificate i terreni della camorra...
«Esattamente il contrario. Lo Stato interviene, bonifica il terreno; e poi, se il proprietario si fa vivo, deve pagare per intero il costo della bonifica stessa. Altrimenti, resta in carica all’ente che è intervenuto. Le posso confidare un’esperienza personale?».
Prego.
«Io sono entrata in Parlamento nel 1994. All’epoca, un argomento che teneva banco era la bonifica dell’area di Bagnoli, dove sorgevano gli impianti siderurgici. Siamo nel 2008, e quell’area non è mai stata bonificata. E non poteva essere altrimenti: la legislazione in materia è cambiata, nel frattempo, mille volte. Il nostro obbiettivo oggi è quello di concludere vicende annose, come quella di Bagnoli od ancora, quella di Pianura».
Nell’ultimo Cipe, il governo ha dato via libera ad una serie di opere infrastrutturali. Ma non saranno ancora bloccate dalle “Via”, la Valutazione di impatto ambientale, che non arrivano?
«Lasciamo perdere le Via... Lo sa quante richieste di Via ho trovato appena entrata al ministero dell’Ambiente?».
Confesso l’ignoranza...
«C’erano 159 pratiche da esaminare e altre 60 che avevano avuto un’autorizzazione preventiva. Alla fine della scorsa settimana ne ho firmate 15. E conto che entro la fine dell’anno riusciremo a smaltire l’arretrato. Erano fermi progetti per ponti, autostrade, centrali elettriche, rigassificatori, termovalizzatori, piattaforme territoriali. Erano ferme, addirittura, Via per impianti elettrici eolici. Insomma, era fermo lo sviluppo del Paese. A questo punto non so nemmeno se il governo precedente fosse consapevole di tutto questo. Da una parte si annunciavano Grandi Opere, dall’altra si bloccavano rinviando le autorizzazioni di impatto ambientale. Un caso su tutti. Ho firmato le “Via” per tre rigassificatori. Erano ferme da tre anni. E non poteva essere altrimenti: il mio predecessore organizzava manifestazioni contro i rigassificatori e contro i termovalorizzatori e non poteva certo firmare autorizzazioni che li prevedevano. Ora, forse, si capiscono tante cose anche sull’emergenza rifiuti in Campania...».
Siamo sotto voto sulla manovra: l’ultimo ci sarà martedì. Ma il governo ha le risorse per tutte queste opere?
«Negli ultimi anni si è creato un cortocircuito con gli imprenditori. Le “Via” in questione non riguardano mica solo infrastrutture pubbliche, anche quelle private. Questo governo ha il compito di far tornare gli imprenditori alleati. Nell’Ambiente, ma non solo. Penso ai parchi, per esempio».
E come?
«In Italia esistono 800 enti pubblici che si occupano di parchi e riserve. Non lo nascondo: a volte sono un vero e proprio poltronificio...».
Per questo Tremonti voleva chiudere quelli con meno di 50 dipendenti...
«I parchi sono usciti da quella norma. Comunque, stavo dicendo che anche gli imprenditori privati possono diventare alleati dei parchi. Come? Per esempio la nostra idea è che si potrebbe associare i privati nella gestione dei parchi. Oggi, spesso ci troviamo parchi e riserve ambientali non usufruibili dalla popolazione. Come musei a cielo aperto. Ecco, noi siamo contrari alla mummificazione del territorio. E gli imprenditori possono agevolare la fruibilità dei parchi, con l’offerta di servizi ovviamente compatibili con il territorio. La preservazione delle aree protette, non vuol dire chiuderle. Anche perché i quattro soldi che un ente parco riceve li usa per pagare il consiglio d’amministrazione e non ha le risorse necessarie per pagare guide e quanto resta da fare per valorizzare l’area».
Non avrà molti amici nel settore...
«Al contrario. C’è sintonia con la Federparchi; ed anche il Wwf guarda con attenzione a questo nostro progetto. Compresa nell’ipotesi di studiare una formula giuridica dei parchi a metà strada fra le fondazioni e le società di scopo. Pensi che solo 3 parchi su 50 hanno presentato il piano di gestione. Io credo che il ministero dell’Ambiente dovrebbe concentrarsi maggiormente su quest’aspetto delle sue competenze. Il nostro territorio è il primo biglietto da visita del Paese. Gestirlo e valorizzarlo in modo intelligente credo sia la nuova sfida che abbiamo davanti. E credo che questo governo (a partire dalla crisi dei rifiuti in Campania) sta dimostrando che queste sfide le raccoglie e le riesce ad affrontare con successo».