Prestigiacomo: vi racconto le mie battaglie

Il ministro all’«Antipatico»: considero la legge 194 una conquista civile ma non sono di sinistra, sulle quote rosa mi appello all’opposizione

Pubblichiamo ampi stralci dell’intervista televisiva di Stefania Prestigiacomo, ministro per le Pari opportunità, realizzata da Maurizio Belpietro per la trasmissione «L’Antipatico» che è andata in onda ieri sera su Canale 5.

Ha debuttato a Montecitorio a soli 27 anni, guadagnandosi, oltre a un posto di deputato, anche l’appellativo di miss Parlamento. Siciliana, ex presidente dei Giovani industriali di Siracusa, Stefania Prestigiacomo, responsabile per le Pari opportunità, è considerata il ministro più controcorrente della compagine ministeriale. Qualcuno la vorrebbe ora alla presidenza della Regione Siciliana.
Dicono che lei sia un ministro di destra che fa politiche di sinistra. È così?
«No, non è affatto così. È la tematica delle pari opportunità, che storicamente è stata sempre un po’ trasversale, ma non mi sento affatto di sinistra né ritengo che le mie battaglie possano essere etichettate come battaglie di sinistra».
Parliamo di quote rosa. Ma non passano perché c’è una lobby maschilista in Parlamento?
«Le quote rosa dovranno passare perché c’è un preciso impegno della maggioranza. Adesso abbiamo approvato la legge elettorale, si sapeva benissimo che al Senato non ci sarebbe stato più spazio per un emendamento di fatto bocciato alla Camera grazie alla richiesta del voto segreto da parte della sinistra. Quindi tutte le polemiche che oggi abbiamo sentito sono strumentali».
Le polemiche che sostengono che tanto ormai non si farà più questa...
«Che dicono che il capitolo è chiuso. Io invece mi appello alla minoranza perché c’è bisogno anche della loro partecipazione al Senato. Il provvedimento deve andare in aula. Io chiederò che vada in aula prima di Natale».
Per imporre le quote rosa è arrivata persino a piangere. È così che deve fare una donna ministro per ottenere qualcosa?
«No, non c’è un cliché che deve seguire una donna ministro, come non c’è per un uomo ministro. Può succedere in un momento di particolare stanchezza e tensione di lasciarsi andare a un qualcosa di cui non credo ci si debba vergognare. Certo non ho fatto la frignona. Avrò avuto, le assicuro, i miei buoni motivi e mi sono anche ben difesa. Poi, naturalmente, fa colore e fa notizia soltanto il pianto».
Veniamo all’aborto. Lei ha difeso la 194 dicendo che è una conquista di civiltà e che avviare un’indagine può avere il sapore di una battaglia ideologica. Ma sulla vita c’è una battaglia ideologica secondo lei?
«Be’, detta così è una semplificazione. In realtà io ho detto esattamente questo però in un contesto di ragionamento un po’ diverso».
Cioè?
«Cioè: la legge 194 è una conquista di civiltà. Non è una conquista di civiltà, non è civiltà, l’aborto. Ma una legge che consente alle donne che comunque abortivano clandestinamente dalle “mammane” di farlo in una struttura pubblica in maniera legale e con l’assistenza, secondo me è civiltà e lo sottoscrivo».
Perché, secondo lei, fare un’indagine invece...
«Mi scusi: abbiamo avuto cinque anni per fare tutte le indagini che volevamo, adesso, a fine legislatura, non abbiamo neanche venti giorni di Parlamento dobbiamo fare un'indagine sulla 194 che è una cosa seria, che va fatta, ma va fatta con serenità e non alla vigilia del voto».
Lei ha proposto la distribuzione del preservativo.
«No, io non ho proposto... io parlo un linguaggio che è molto capito dalla gente, dalla quale io ricevo molti consensi perché i problemi delle famiglie dove ci sono gli adolescenti sono anche questi. Se andiamo a guardare il numero degli aborti... ».
Lei è ministro delle Pari opportunità: i patti matrimoniali tra gay li istituirebbe sì o no?
«No, io credo, ma questo l’ho sempre dichiarato senza problemi, che alcuni diritti individuali vadano riconosciuti, quelli che derivano dall’unione».
Quindi è favorevole?
«Ai Pacs alla Zapatero no, alla parificazione dell’unione di fatto e al matrimonio no».