Prestigiazione, l’antica arte che affascinò Leonardo

In principio fu l'apparenza, la sofisticazione, il fascino. In principio fu la magia, considerato che le prime testimonianze dell'arte della prestigiazione risalgono addirittura all'antico Egitto dove, come racconta il papiro di Westcar, risalente tra il 1793 e il 1543 avanti Cristo, il mago Gedi era disposto a fare di tutto pur di alleviare la noia del faraone Cheope. Questo e molto altro ci racconta Carlo Faggi, studioso, illusionista e direttore della scuola Vittorio Marazzi che a Milano forma le nuove leve dell'arte magica (persino il Mago Forest è passato di lì... ).
Carlo Faggi e Aurelio Paviato, illusionista e unico campione del mondo italiano di magia (a Losanna, nel 1982, al cospetto di 1500 maghi di tutto il mondo), hanno collaborato con la Biblioteca Braidense (via Brera 28, info: 02-86460907, www.braidense.it) per l'allestimento di una mostra fatta per incantare. «… Tutto è come appare. Il fondo magico di Ovidio Scolari (1877-1934)» espone fino al 6 giugno libri antichi, locandine, autografi, fotografie, giochi, riviste e qualche sorprendente trucco capace di lasciare di stucco anche il visitatore più scettico. Perché nell'illusionismo tutto è (forse) come appare e nulla è lasciato al caso. Studio della fisica, della chimica, abilità manuale (molti illusionisti in passato costruivano da sé i loro «attrezzi del mestiere») e, ovviamente, arte della scena: è tutto qui il segreto della prestigiazione. Un'arte antica che affascinò menti illustri, come quelle di Leonardo da Vinci e dell'Aretino, un'arte che da sempre si accompagna al silenzio e alla segretezza. Vale allora la pena di raccontare come nasce questa mostra alla Braidense: Ovidio Scolari, nato a Bassano del Grappa nel 1877 e morto a Milano nel 1934, fu imprenditore, editore e cultore dell'arte della presti prestigiazione: produttore di giochi magici, pubblicava una rivista, il Vademecum del prestigiatore, osannata dai migliori maghi italiani. Aprì tre case dell'arte magica, di cui una a Milano, dove vendeva per corrispondenza e nell'assoluto riserbo la rivista e le sue creazioni. Alla morte, lasciò in eredità proprio alla Braidense il suo patrimonio librario (circa 300 volumi sulla magia), a patto che i titoli non fossero inseriti nel catalogo ufficiale e risiedessero in uno spazio a parte. Se oggi entrate nell'ingresso prospiciente la Sala Maria Teresa, al primo piano, nascosta dietro gli angolari della libreria, troverete la sua collezione: magica, e invisibile. Ora Faggi e Paviato hanno selezionato e messo in mostra al pubblico i pezzi miglior del fondo Scolari, insieme ad altri provenienti dalle loro collezioni private. E così, accanto a libri cinquecenteschi e alla vasta produzione del periodo d'oro dell'illusionismo (quello compreso tra la metà dell'800 e gli anni Venti del ’900, prima della crisi provocata dalla Grande depressione), appaiono le pubblicazioni moderne. Dalle locandine e autografi del Mago Bustelli a quelle di Silvan passando per David Copperfield, che lavora con un «esercito» di cento tecnici e che ha investito 8 milioni di dollari per lo studio del suo più celebre trucco: il volo. Le foto in bianco e nero ci illustrano un affascinante Houdini in smoking e accompagnano le pubblicazioni del mago che meglio di ogni altro capì l'enorme valore commerciale della sua professione. Contemporaneo dell’americano Houdini, ma agli antipodi per carattere, spicca il francese Robert Houdin, l'«intellettuale» della magia e l'inventore di trucchi celeberrimi come quello della «Zig zag girl» in cui una modella, chiusa in un armadio, veniva apparentemente tagliata in due e poco dopo ne usciva sana e sorridente. In mostra anche foto e cimeli di Dante (pronuncia Danté), mago americano degli anni Quaranta che inventò il celebre motto Sim-sal-bim, di Chun Cin Fu (alias Alberto Gitta) e dei tanti che, uomini di scienza e allo stesso tempo performer navigati, incarnarono il volto buono, sornione e spesso ironico, dell'illusione.