Dal Prestiné a La Cadrega: le insegne parlano milanese

In pochi sanno che dietro la sigla «Fbl» esposta dall’ottico di via Torino si nasconde uno scanzonato «Fà balà l’oeucc»

Massimo Piccaluga

Tutto iniziò nei primi Anni Settanta. A rompere un certo conformismo furono per prime le panetterie che sostituirono la classica insegna «Panificio» con «Prestiné». Loro, i prestiné, fecero scuola e un po’ alla volta trovarono seguaci tra i cervelée, i tabaché e altre categorie commerciali arcistufe del monopolio esercitato dalle scritte in anglo-americano. Da allora l’argot milanese nelle insegne è una realtà. Anche se la sua diffusione è piacevolmente non invasiva come ogni fenomeno di sincero stampo meneghino.
Chi sospetta che dietro tutto questo ci sia voglia di secessione si tranquillizzi: «La scritta in dialetto ci è sembrata carina e con un suono simpatico: tutto qui. L’abbiamo adottata anche se in casa io parlo solo l’italiano». Davide, titolare di una rivendita in via Marco d’Oggiono che si chiama Al Cervelée de Milàn la pensa così. Invece El Vinatt René ha scelto questa insegna solo per trasmettere un senso di genuinità e di famigliarità alla sua enoteca in via Tolstoi, zona Lorenteggio.
Tra le scritte in vernacolo milanese spiccano tre categorie: ci sono le insegne personalizzate sull’attività del negozio; ci sono quelle evocative di luoghi e cose che sono andate perse col passare del tempo e infine ci sono scritte che nemmeno i gestori sanno spiegare. Al primo gruppo appartengono insegne quali El Legnamé (via Bonfadini, 91); Ambroeus el prestiné (via Paoli, 2); El Barbée (piazza Lega Lombarda); El prestin de la via Inganni (via Inganni, 48); El tasinìn del cafè (piazza Tito Imperatore).
Nel secondo gruppo prevalgono ristoranti e bar: El Brellin il famoso ristorante in Alzaia Naviglio Grande, 14 ha un nome che evoca le lavandaie inginocchiate in riva al Naviglio mentre strofinano su brelle di pietra i panni dei clienti. I ristoranti L’Ulmet in via Disciplini e la Pobbia in via Gallarate, 92 hanno preso il nome dialettale rispettivamente da un olmo e da un pioppo (pobbia in milanese) che evidentemente sorgevano nelle vicinanze. Altro ristorante , altra lezioncina di storia: l’Antico Boeucc in piazza Belgioioso non si chiama così perché nell’Ottocento vi si giocava a bocce ma perché in milanese antico boeucc sarebbe la storpiatura del termine spagnolo bodega: osteria dove si acquistavano vino sfuso e pasti. Almeno questa è la spiegazione ufficiale che si trova sul sito del ristorante. Invece il bar El gamba de legn in corso di Porta Vigentina, 38 è un omaggio alla memoria del famoso tram a vapore che dal 1878 al 1957 percorse i 23 chilometri tra piazzale Baracca e Magenta-Castano Primo alla velocità massima di 15 chilometri all’ora. Il Gamba de legn deve probabilmente il soprannome alla sua tipica andatura lenta e oscillante. Poi si vedono insegne inspiegabili rispetto all’attività dei rispettivi negozi. Tra questi i ristoranti La cadrega in via Viviani, 2; Fa ballà l’oeucc in via Pistoia, 19 e la caffetteria Al Birocc in via Verdi 11. Inspiegabili fino a un certo punto perché, come rivela Corrado, chef della Cadrega, «Messi apposta per colpire l’immaginario dei passanti».
Comunque quasi tutte le insegne in dialetto sono scritte in un milanese maccheronico che fa rabbrividire esperti e puristi di «lingua meneghina». Solo due esempi.
L’urtulan de Milan che incornicia una rivendita di frutta e verdura in via Lanino, 2 e l’insegna El prestin del cantun che si legge sopra un panificio in via Cherubini, 2. Dice Pietro Passera, animatore dell’associazione culturale El Pontesell che si occupa di dialetto e di storia del territorio: «In milanese ortolano si scrive ortolan e si pronuncia urtulan; mentre la grafia corretta della seconda insegna sarebbe El prestinée del Canton». Ma si tratta di peccati veniali, come dice il poeta, Maurizio Cucchi, dato che i conoscitori della grafia classica milanese ormai sono davvero pochi.
Negozi inspiegabilmente esenti dal vernacolo meneghino sono infine le gioiellerie, i ferramenta, le farmacie, i giornalai, le tintorie, i meccanici, i garage, i parrucchieri per signora, le profumerie, le erboristerie e gli ottici. Con una simpatica eccezione per l’ottica Fbl di via Torino, scanzonato acronimo di Fà balà l’oeucc, inserito coraggiosamente in una via dove spadroneggiano le insegne in americano.