Prestiti, banche contestate dai commercianti

Alta tensione fra banche e imprenditori. Un malumore palpabile ieri in corso Venezia, dove Confcommercio ha riunito i suoi associati per parlare di credito alle piccole e medie imprese. Un malumore che il presidente dell’Unione del Commercio milanese Carlo Sangalli ha spiegato con le cifre: i piccoli producono l’80 per cento della ricchezza, e beneficiano solo del 7 per cento delle linee di credito.
La crisi picchia ma il sistema è vitale: i consumi sono in calo (0,6%), ma la Lombardia conta un milione di imprese e un mercato del lavoro in salute (disoccupazione al 3,7%). «Il peggio è passato - ha detto Sangalli - ma oggi più di ieri c’è bisogno di un patto forte tra banche e imprese, per rispondere alla crisi e per farsi trovare pronti quando tornerà la crescita». La platea dei «piccoli» è irritata con chi stringe i cordoni della borsa. Un malumore condiviso dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, dal presidente della Regione, Roberto Formigoni, e dal sottosegretario all’Economia Luigi Casero, e che ha avuto come principale destinatario il presidente dell’Associazione bancaria italiana, Corrado Faissola. «Le banche - ha detto Sangalli - devono tornare al loro mestiere, che è quello di dare credito. E a un rapporto di prossimità che è stato alla base della ricostruzione di questo Paese». «Se alle piccole imprese va solo il 7 per cento del totale delle linee di credito aperte dalle banche - ha detto Formigoni - c’è qualcosa che non va. Lancio un forte appello alle banche perché cambino questo loro modo di lavorare». Casero ha bacchettato le banche per la reintroduzione con sistemi vari del «massimo scoperto» eliminato per effetto di un intervento normativo.
Insomma, meno credito a meno imprese, e più costoso. A Faissola il compito di difendere il sistema bancario: «Da dati incontrovertibili - ha detto - la generalità delle imprese commerciali ha credito e non c’è un mutamento di comportamento delle banche nei confronti delle imprese. Il mestiere del banchiere è quello di erogare credito a chi lo merita e non a chi lo chiede». «Non è vero - ha detto - che le banche danno più soldi ai grandi che ai piccoli». È a quel punto che è partita una lieve ma aperta contestazione, cui Faissola ha reagito con nonchalance. Maroni stesso ha replicato, rilevando l’«irrigidimento» delle banche, nonostante il tempestivo intervento del governo per garantire la tenuta del sistema, dei depositi e dei prestiti: «Non è che il governo mette soldi, dà garanzie - ha sferzato l’Abi - e poi le banche hanno il braccino». «Ho sentito un atteggiamento di sufficienza che non mi è piaciuto - ha detto Maroni - se le banche pensano di guadagnare restringendo il credito ci perdiamo tutti».