Presto beata madre Laura uccisa «in nome di Satana»

Una delle sue assassine potrebbe uscire dal carcere già mercoledì

Si è aperto ieri nella Collegiata di San Lorenzo a Chiavenna (Sondrio), il processo di beatificazione per suor Maria Laura Mainetti, la madre superiora dell'Istituto dell'Immacolata uccisa a 61 anni con 19 coltellate la sera del 6 giugno 2000 da tre ragazzine della Valchiavenna. La religiosa in ginocchio dopo essere stata tramortita con un sampietrino offrì il perdono di Dio alle baby-killer. Le giovani assassine vennero arrestate tre settimane dopo il feroce delitto e confessarono di avere ucciso la suora «in nome di Satana».
A Chiavenna, dove ieri mattina sono affluite diverse migliaia di fedeli, fra cui molti giovani, sono arrivati i membri del Tribunale ecclesiastico e la postulatrice della causa di beatificazione, Francesca Consolino. L'editto, che ha dato il via al lungo processo che porterà alla soglia della santificazione di suor Laura, rimarrà ora esposto per due mesi in tutte le parrocchie della diocesi. Alla Curia vescovile di Como dovranno pervenire le testimonianze utili ad avvalorare la tesi della beatificazione della monaca uccisa. Lo scorso settembre il vescovo di Como, monsignor Alessandro Maggiolini, a Chiavenna per i festeggiamenti dei 100 anni di fondazione della congregazione delle Figlie della Croce, aveva annunciato di avere scritto a Roma, al Vaticano, per dare l'avvio ufficiale alla pratica. E tutti i vescovi della Lombardia avevano subito aderito all'iniziativa.
Mentre per suor Laura parte il processo di beatificazione, le sue tre assassine rischiano di tornare in libertà. Una è già in comunità di recupero, di un’altra forse saranno aperte le porte del carcere. Dopodomani.
La loro storia giudiziaria cominciò, con rito abbreviato, il 5 febbraio 2001. Tra i periti nominati dal magistrato incaricati di redigere perizie psichiatriche ci fu anche chi avanzò l'ipotesi che al momento dell'omicidio le tre minorenni fossero incapaci di intendere e di volere. Il pubblico ministero Cristina Rota, invece, nelle tre ore di requisitoria sottolineò più volte il fatto che il movente era il rito satanico con «l'immolazione al diavolo di suor Maria Laura» e per questo chiese condanne severe tra i dieci e i quindici anni ritenendo Ambra, la ragazza che poi sarà prosciolta con la sentenza di primo grado, l'elemento ispiratore dell'atroce delitto. Il Giudice per le udienze preliminari, Anna Poli, scelse una terza strada, e ridusse le pene richieste dalla Procura per i minorenni di Milano, condannando a otto anni e mezzo due delle tre accusate. La terza ragazza, ritenuta «incapace di intendere e volere» venne invece prosciolta e affidata a un riformatorio giudiziario per tre anni, mentre le due condannate per semicapacità, Veronica e Milena, ci andarono dopo la scarcerazione. La sentenza della Corte d'Appello di Milano, nell'aprile del 2002, confermò invece la tesi dell'accusa, ritenendo la ragazza prosciolta in primo grado la leader del trio di giovani assassine e condannandola a più di dodici anni e mezzo di carcere e confermando le condanne di primo grado per le sue due compagne. La Cassazione, il 23 gennaio del 2003, rese poi definitiva la condanna della Corte d'Appello. Mercoledì si terrà a Milano l'udienza, a porte chiuse, per decidere sulla scarcerazione di Milena. Il suo avvocato ha chiesto al giudice di sorveglianza del tribunale dei minori l'ammissione a una comunità di recupero per scontare la parte rimanente di pena (la giovane era stata condannata a 8 anni e mezzo), come avvenuto nel luglio 2004 per Veronica, un'altra delle tre assassine della religiosa di Chiavenna.