Presto per far festa

È doveroso fare i complimenti al sistema internazionale delle Banche centrali, in particolare alla Bce, per come ha evitato che la crisi settoriale creata dall'insolvenza dei mutui americani senza garanzie si trasformasse in una crisi di liquidità globale. Possiamo dire che il pericolo sia passato?
Certamente questo specifico pericolo è passato, pur con qualche turbolenza residua nelle prossime settimane. Ma ce n’è un altro collegato all'orizzonte. Dalla crisi dei prodotti finanziari costruiti sui mutui americani insolventi il mercato ha appreso che la valutazione del loro rischio era sottostimata. Semplificando, chi ha erogato i mutui senza garanzie li ha poi impacchettati e venduti ad altri soggetti. Così facendo il venditore ha rinunciato ad una parte del guadagno teorico, ma si è liberato del rischio. Chi ha comprato i pacchetti (cartolarizzazioni, collaterali, ecc.) ha acquisito una possibilità di remunerazione più elevata di quella standard, ma anche il rischio.
Nella catena di finanza derivata il rischio originario - per esempio la famiglia americana che compra la terza casa senza averne i mezzi certi - non è più leggibile quando il pacchetto diventa sintetico e gli operatori devono fidarsi di un voto di affidabilità rilasciato da agenzie specializzate. Se tale voto corrisponde alla realtà il mercato sa bilanciare rischio e profitto. Ma se è sbagliato, allora chi compra le derivazioni finanziarizzate dalla rendita originaria si carica di un rischio occulto o occultato. Infatti il problema non è la finanza derivata, incautamente demonizzata da commentatori poco tecnici, ma la precisione con cui viene attribuito il grado di rischio ai suoi prodotti.
Il punto: nella crisi dei mutui tale calcolo di rischio è stato sballato in modi talmente incredibili da far sospettare al mercato che tanti altri prodotti finanziari siano dotati di voto di affidabilità non corrispondente. Se tale sospetto, che sta iniziando ad aleggiare, non sarà eliminato, allora c'è il pericolo che tutto il sistema finanziario diventi più cauto e che faccia girare meno denaro. In tal caso la mancanza di liquidità - la finanza derivata è la vera pompa di capitale che irrora il corpo dell'economia globale - potrebbe eccedere la capacità delle Banche centrali di ripristinarla.
In sintesi, il problema all'orizzonte riguarda la certificazione credibile del rischio dove ci sono dubbi crescenti che le agenzie private di valutazione lo facciano bene. Per esempio, nel caso dei mutui americani è venuto fuori, pur in attesa di conferma, che le principali agenzie di rating - Moody's, S&P, Fitch, ecc. - sono state ingaggiate come consulenti per costruire i derivati finanziari dei mutui stessi. Poi le stesse agenzie hanno valutato il rischio dei prodotti, guarda caso più basso di quello vero. Se verrà confermato, tale comportamento è aberrante e deve essere regolato.
In generale, le Banche centrali e i controllori delle Borse dovranno trovare i modi per ricertificare le certificazioni private di rischio finanziario oppure le prime mostrare che sapranno gestire grandi crisi di fiducia a causa del rischio occultato. Solo allora potremo dire che la crisi è veramente passata e riconfermare i complimenti al sistema delle Banche centrali.
Carlo Pelanda
www.carlopelanda.com