Presto mini-campi in periferia

L’esercito dei rom è spalmato su una trentina di campi abusivi. Aree occupate illegalmente, dove è la norma vedere pantegane scorrazzare tra roulotte e materassi sfondati e dove, secondo l’Asl, esistono seri pericoli per la salute pubblica. Condizione d’allarme sociale in quelle trenta e più favelas monitorate dall’assessorato provinciale ai Diritti dei cittadini: «Diciamolo francamente bisogna uscire da questa situazione di campi nomadi abbandonati a se stessi» ovvero «bisogna che ogni istituzione faccia la sua parte, con soluzioni realmente praticabili nel breve periodo».
Virgolettato che l’assessore Francesca Corso declina con la certezza di aver «finalmente ritrovato un Comune di Milano sensibile al problema». «Nelle prossime settimane ci ritroveremo con l’assessore Mariolina Moioli per pianificare un intervento operativo sul fronte nomadi». Che, continua l’assessore della giunta guidata da Filippo Penati, significa «dare vita, tra l’altro, a piccoli villaggi sparsi nella periferia milanese sul modello di quello che sorge a Cologno Monzese grazie al finanziamento regionale e al contributo del venti per cento messo dalla Provincia di Milano».
Campo modello destinato a ospitare sessanta persone, di cui una trentina di italiani «in situazioni emergenziali»: «Campo modello da esportare non solo nella città di Milano ma pure in Provincia perché Milano non può da sola sopportare quel carico di problemi gravi e importanti, con ricadute di degrado sociale, ambientale e sulla sicurezza, che spesso accompagnano quelle favelas». Come dire: si individueranno aree su Milano e Provincia dove accogliere gruppi di rom in regola col permesso di soggiorno e dove, secondo lo schema applicato in quel di Cologno, offrire anche un sostegno formativo «supportato da reti sociali, educative e lavorative.
Progetto accolto con polemica dai sindaci di sinistra della Provincia ma anche dagli stessi abitanti, «non vogliamo il villaggio ghetto», come testimoniato dai sit-in di protesta avvenuti nelle scorse settimane in quest’area di Cologno, a due passi dalla stazione di compostaggio, dove sorgono un laboratorio formativo nel campo florovivaistico e una sala musicale-teatrale per prove e incisioni.
«Occorre lavorare a fondo sui residenti, spiegargli che il rigore si coniuga con solidarietà» dicono sempre da Palazzo Isimbardi, dove l’amministrazione Penati condivide ora quella che è da sempre la tesi di Palazzo Marino ovvero «il problema rom non è gestibile solo da Milano ma deve anche essere condiviso dalle amministrazioni comunali della Grande Milano».
La linea è dunque tracciata: il ristabilimento della legalità violata dai rom che bivaccano sul territorio di Milano passa attraverso i fatti e soprattutto il dialogo interistituzionale. Impegno di responsabilità senza facile buonismo e con interventi mirati, che coinvolgeranno «pure l’area di Triboniano» preannuncia l’assessore Corso, che nel nome dell’accoglienza vuole svuotare quella discarica a cielo aperto.