Presunti abusi all’asilo: «Il ministro sospenda tutti»

Le famiglie dei bambini chiedono a Fioroni una misura cautelativa nell’interesse dei piccoli ma anche dei sei indagati

Dovrebbe essere consegnata al ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni all’inizio della prossima settimana la relazione sull’ispezione ministeriale disposta lo scorso 20 novembre nell’istituto comprensivo «Olga Rovere» di Rignano Flaminio, finito poi sotto inchiesta per presunti abusi sessuali compiuti ai danni di una quindicina di alunni della scuola materna. Ipotesi di reato per la quale ci sono sei indagati, tra maestre, bidelle e persone esterne. Gli ispettori, inviati dal ministro Fioroni, hanno ascoltato la direttrice dell’istituto, Loredana Cascelli e il personale coinvolto nella vicenda, prima di informare l’autorità giudiziaria. Si è anche appreso che la direttrice dell’istituto, su sua richiesta e dopo l’ispezione ministeriale, è stata ricevuta dal capo della segreteria di Fioroni, Raffaele Sanzo, manifestando le sue preoccupazioni per il futuro della scuola, in particolare della materna. Da quando si è diffusa la notizia dell’inchiesta, ha spiegato la dirigente, circa 60 bambini sono stati ritirati dai genitori e dei 220 iscritti ne sono rimasti 160. Nel colloquio la direttrice avrebbe comunque difeso le insegnanti accusate delle violenze, ribadendo l’infondatezza delle accuse.
La storia finita nel fascicolo aperto in procura a Tivoli è però di quelle che giustificano la prudenza dei genitori. Al centro dell’inchiesta, infatti, il sospetto di abusi sessuali compiuti ai danni di una quindicina di bambini che, secondo le storie da loro stessi raccontate, sarebbero stati prelevati dalle loro classi durante l’orario scolastico e portati in un locale dove si tenevano le prove della banda o a casa di una delle insegnanti. Una volta qui, i piccoli venivano filmati mentre subivano le violenze, forse sotto l’effetto di droghe.
Se le persone coinvolte negano ogni addebito, a sostegno delle accuse i genitori mostrano certificati medici che attestano arrossamenti e piccole ferite nelle zone genitali dei loro figli. E poi ci sono i bambini che, prima ancora di raccontare, avevano già manifestato la loro inquietudine con turbamenti, silenzi inspiegabili, disegni inquietanti. Quando la notizia è venuta a galla, 90 famiglie di Rignano Flaminio si sono costituite in associazione. Nell’Agerif ci sono alcuni dei genitori denuncianti, ma anche famiglie che non sono state direttamente coinvolte. La loro battaglia è innanzitutto tesa a far sospendere a scopo cautelativo tutto il personale della scuola indagato dalla procura di Tivoli. «Non sarebbe un provvedimento teso a colpevolizzare nessuno - spiega la vicepresidente dell’associazione, Arianna Di Biagio - ma la cosa più indolore, una misura necessaria a restituire un po’ di serenità a tutti noi: ai bambini, ma anche alle maestre. Dopo i fatti, ne ho incontrata una, non so se indagata o meno: gli occhi bassi, lo sguardo sfuggente e imbarazzato, anche per loro la situazione è molto difficile». «Ci troviamo - prosegue la Di Biagio - in una situazione surreale. Anche nei rapporti con la scuola, da cui ci aspettavamo comprensione e collaborazione e che invece ha assunto un atteggiamento di chiusura totale. Nel primo consiglio d’istituto straordinario dopo i fatti, il 14 ottobre, la preside, che peraltro si era insediata solo da un mese, si è rifiutata di dare informazioni». Proprio l’associazione, alla fine, ha chiesto l’ispezione al ministero, oltre alla sospensione del personale. «In attesa di risposta - conclude Di Biagio - un risultato importante l’abbiamo avuto: il 19 dicembre con la circolare numero 72 Fioroni ha spiegato che spesso in situazioni così delicate una sospensione a scopo cautelativo possa essere opportuna».