Il prete che bacchetta il Papa

Ha scritto una lettera aperta contestando papa Ratzinger alla notizia che il pontefice avrebbe ricevuto in visita durante il periodo preelettorale l’allora presidente del consiglio in carica Silvio Berlusconi. Poi si è schierato contro le missioni di pace dei nostri militari invitandoli, da cristiani, a non imbracciare alcun fucile e intimando loro di tornare a casa «Noi riteniamo - ha detto - che l'obbedienza militare non è mai stata e mai potrà essere una virtù. Noi riteniamo che i militari cristiani presenti in Iraq debbano fare obiezione di coscienza e chiedere il rimpatrio, anche se ciò dovesse comportare conseguenze di qualsiasi genere, come è prevedibile». Don Paolo Farinella, prete genovese che sembra voler fare concorrenza a don Andrea Gallo (ma solo sulle dichiarazioni «contro») non va in ferie. Le sue lettere e le sue esternazioni, spesso picconate alla Chiesa romana, sono riportate come vangeli dai siti della sinistra. L’ultima novità arriva sull’ultimo numero di Micromega dove in un lungo articolo, don Farinella dà ancora lezioni di comportamento teologico e di coerenza «atea» (sì, avete capito bene) al papa.
Il titolo è una suprema sintesi di quanto state per leggere: «Grazie, Zapatero!», è l’inno di don Farinella, che spiega con dovizia di particolari e con indiscutibile rigor di logica perché il premier spagnolo ha fatto bene a non partecipare alla Messa celebrata dal papa durante la visita nel Paese più cattolico d’Europa. Un affronto? Niente affatto. Anzi proprio Zapatero avrebbe dato - tuona don Farinella dal suo pulpito genovese - lezioni di stile e di comportamento al successore di Pietro.
Non basta dire di essere atei - è il succo - bisogna anche dimostrarlo. «Non è sufficiente affermare il principio della laicità, è necessario far vedere il principio attualizzato. Non andando a Messa, Zapatero ha dato corpo e voce che le scelte del suo governo non sono frutto di una meschina valutazione da ridurre a una contrapposizione ideologica con la Chiesa: un governo è laico da sempre. Anche di domenica, durante la visita di un papa». Ma non basta. Tra le ipotesi che don Farinella avanza c’è anche quella che Zapatero sia stato costretto a rispondere in maniera forte alla «provocazione» fatta dalla Chiesa: quella di organizzare l’incontro della famiglie cattoliche in Spagna, Paese che ha fatto con le elezioni una scelta di laicità. Insomma, cosa poteva fare se non disertare una messa, fatto prima mai avvenuto, neppure nella Cuba di Fidel, nel Nicaragua di Ortega, o in Polonia con Jaruzelsky.
Ma non è ancora tutto.
Secondo don Farinella scegliendo di non andare alla Messa «diplomatica», Zapatero è stato più rispettoso della celebrazione di quanti, pur non essendo credenti, si recano alla liturgia per ragioni di Stato. «Ogni volta che il papa celebra una messa diplomatica, noi cattolici assistiamo a uno scempio del sacramento che il Concilio Ecumenico Vaticano II definisce “fonte e apice di tutta la vita cristiana” perché ad esso partecipano per dovere di protocollo atei, non credenti, miscredenti ai quali della messa nulla importa se non l’occasione che crea spesso per interessi di altro genere. Dovrebbe essere il papa stesso e con lui tutta la Chiesa cattolica ad esigere che la Messa sia espulsa dai codici e dai protocolli di rappresentanza per restituirla a quella grandezza di senso spirituale che ha per i credenti e solo per loro... Avevamo bisogno di essere richiamati alla mistica della messa cattolica, ma che a farlo debba essere un laico è un segno dei tempi su cui bisogna riflettere».