Prete «convertiva» i minori all’omosessualità

Sacerdote in manette per sfruttamento di minorenni e favoreggiamento della prostituzione. Adescava adolescenti pagando loro gelati o ricariche di telefonini e teneva lezioni sul «terzo sesso» con riti di iniziazione

Nadia Muratore

da Cuneo

Un gelato, la ricarica di un telefonino o anche una manciata di euro erano gli strumenti che don Renato Giaccardi usava per conquistare la fiducia di alcuni ragazzini e renderli partecipi del suo particolare «piano educativo». Alla base del quale ci sarebbe la convinzione che l'omosessualità non sia altro che il «terzo sesso» e che i ragazzi dovrebbero essere messi in condizione di conoscerlo. E se Dio ha dato all'uomo il libero arbitrio, anche in ambito sessuale ognuno deve poter attuare la propria scelta. Un’ideologia pedagogica distorta in cui don Renato Giaccardi crederebbe però fermamente, ma che non ha trovato sostenitori negli inquirenti che lo hanno arrestato con l'accusa di induzione, sfruttamento e favoreggiamento alla prostituzione.
Quando, all'alba di alcuni giorni fa, gli uomini della squadra mobile di Cuneo, al comando del dirigente Tommaso Pastore, hanno suonato alla sua porta, nel centro storico di Mondovì, don Renato Giaccardi li ha accolti sorridendo, con indosso un lungo e sgargiante accappatoio. Era stupito, ma non più di tanto, da quella visita. Molto più sorpreso è sembrato quando si è accorto che quegli uomini che aveva davanti non intendessero capire il suo modo di agire, la sua volontà di aprire nuovi orizzonti culturali ai ragazzi che frequentava. «La mia - ha poi spiegato agli inquirenti - è solo un'educazione, una possibilità in più offerta ai giovani» (un po' come «la mala educación» del film di Almodóvar da cui ha preso nome l'operazione di polizia). Don Renato, 42 anni, abita a Mondovì ma appartiene alla diocesi di Albenga-Imperia. Uomo di vasta cultura e grande affabulatore, spendeva parole e soldi per convincere i ragazzi a «convertirsi» alla sua filosofia. A casa sua gli agenti della Polizia di Stato hanno trovato un registro con i nomi e i numeri di telefono dei giovani contattati, tutti di un'età compresa fra i 13 e i 19 anni. Sono stati una quarantina quelli che nei giorni scorsi sono sfilati in questura per essere ascoltati come persone informate dei fatti. Sono stati loro a svelare agli uomini della seconda sezione, ufficio minori, i riti di iniziazione che il sacerdote avrebbe utilizzato al fine di convincerli ad aderire a quella che secondo lui era un'associazione culturale. Il fine era quello di far riconoscere l'omosessualità come «terza via del sesso». Secondo le testimonianze, il prete pagava 10 euro per avere il numero di telefono di un loro amico, oppure per pronunciare certe parole quando lui camminava per strada. Insomma, un tariffario a seconda del servizio prestato. Con nessuno di loro, almeno secondo quanto è finora emerso dalle indagini, vi sarebbero però poi stati rapporti sessuali. Lo stesso don Giaccardi avrebbe ammesso un solo rapporto con un sedicenne. Durante le indagini, coordinate dal sostituto procuratore di Mondovì Riccardo Baudinelli, sono emersi molti particolari significativi della psicologia di don Renato, che sembra quasi avere una doppia vita. Impeccabile Vicario Moniale nella vicina Liguria, con la responsabilità di gestire tutti i monasteri della curia di Albenga e Imperia, si trasformava in «educatore» nel Monregalese. Anche i ragazzini contattati erano del Monregalese o del Cuneese, mentre nessun contatto sembra aver avuto con minorenni liguri. Tra i tanti rituali che don Renato utilizzava vi era quello della "messa di iniziazione". Il ragazzo veniva portato a cena, dove il sacerdote gli impartiva i precetti fondamentali della sua educazione e poi la coppia si trasferiva a casa. Il giovane si doveva vestire di bianco, segno di purezza e castità, poi don Renato lo prendeva in braccio e lo portava in camera da letto. Non è comunque stato accertato se venisse consumato un atto sessuale. A dare il via alle indagini era stata la segnalazione di alcuni genitori ai quali i figli avevano raccontano di loro amici che trascorrevano molto tempo in casa del sacerdote. Don Giaccardi, ora, si trova agli arresti domiciliari, mentre altre due persone sarebbero state indagate per gli stessi reati, anche se le loro posizioni sarebbero più defilate rispetto a quelle del prelato. Si tratta di G.C.C., 41 anni di professione parrucchiere, che abita a pochi passi dalla casa del prelato, nel centro storico di Mondovì. E poi F.B., 25 anni di Cuneo, impiegato in un centro sportivo cittadino. Loro il compito di trovare dei ragazzi da presentare al sacerdote. Don Renato ha preso i voti nel 1996 e per alcuni anni ha operato a Roma. Trasferito nella diocesi ligure, aveva però deciso di abitare a Mondovì, dove non è molto conosciuto. Per la città del Cuneese non girava mai con gli abiti talari. Per ora la Curia non si sbilancia: «Attendiamo - ha detto il vicario generale di Albenga - l'esito delle indagini dell'Autorità giudiziaria. In seguito valuteremo l'opportunità di intraprendere scelte di tipo canonico. Per ora don Giaccardi è sospeso dall'esercizio dell'ufficio sacerdotale».
Per spiegare agli inquirenti le sue intenzioni, il prete avrebbe detto di far parte di un'associazione culturale che si prefiggerebbe addirittura l'obiettivo di far riconoscere l'omosessualità come terzo sesso. Ma al suo avvocato avrebbe detto: «Molti dei miei atteggiamenti sono stati fraintesi».